Grande successo per l’Orfeo di Claudio Monteverdi – in forma di concerto – sul Belvedere di Villa Rufolo, per la 74esima edizione del Ravello Festival 2026: sul podio Jordi Savall con La Capella Reial de Catalunya.
Già al suo secondo weekend di musica, il Ravello Festival 2026 ci ha regalato, sabato 11 luglio, una delle pagine più belle ed emozionati che hanno caratterizzato il passaggio dal tardo Rinascimento al primo barocco: l’Orfeo di Claudio Monteverdi. Un capolavoro assoluto del nuovo genere della favola in musica, che va in scena il 24 febbraio 1607, al Palazzo Ducale di Mantova, nel lussuoso appartamento di Margherita Gonzaga, vedova di Alfonso II d’Este. L’opera riscuote un tale successo che lo stesso duca decide di farla rappresentare di nuovo il 1° marzo.
L’esecuzione (in forma di concerto, senza l’azione scenica) della favola in musica dell’Orfeo di Monteverdi, strutturata in un prologo e cinque atti, è stata affidata nelle sapienti ed espertissime mani di Jordi Savall e della sua preziosa La Capella Reial de Catalunya, fondata nel 1987 con la compianta moglie Monstserrat Figureas, raffinato soprano spagnolo, il cui repertorio era composto prevalentemente di musica antica. La preziosa presenza del direttore Savall al Ravello Festival è duplice, perché non solo ha impreziosito ulteriormente uno dei festival più esclusivi e ricercati al mondo, ma ha anche offerto una delle interpretazioni più belle lusinghiere del mito di Orfeo.
La lunga esperienza maturata nel corso di questi lunghi anni, dedicati esclusivamente alla Musica Antica, di cui Savall è senza dubbio uno dei più grandi specialisti in questo ambito musicale, hanno contribuito alla lucida ed efficace “rilettura” del capolavoro di Monteverdi. Già nel celebre e solenne prologo – che qualcuno avrà riconosciuto perché usato come sigla per l’inizio di una fortunata trasmissione radiofonica – Savall ha sistemato una piccola sezione di fiati fuori scena, sul piccolo balcone che affaccia sui giardini di Villa Rufolo, per dare inizio ad una delle favole musicali più belle e struggenti, pensata per stupire e meravigliare lo spettatore che, soggiogato da tanta bellezza, viene coinvolto in una delle forme più alte di espressione artistica: “l’arte del recitar cantando” ovvero la nascita del Melodramma.

Dopo la breve ma incisiva introduzione de La musica affidata a Marie Théoleyre, l’Orfeo inizia a prendere corpo e ci presenta subito i suoi due sfortunati protagonisti: il primo affidato al bravissimo e convincente Mauro Borgioni, che ha dato un’eccellente prova canora, interpretando con grande controllo della voce le struggenti e intense rivendicazioni amorose, prima e dopo aver perso la sua amata Euridice, magistralmente interpretata dalla già citata Marie Théoleyre, il cui timbro vocale nella sua luminosa esecuzione, coinvolge e trasmette allo spettatore un’emozione di profonda fluidità esecutiva. Convincente anche l’interpretazione di Salvo Vitale, nella doppia veste di Caronte e Plutone, che affronta le due terribili figure con grande autorevolezza, così come per La Messaggera interpretata dalla brava Sara Mingardo.
Leggermente sotto tono Apollo/Eco nella interpretazione di Furio Zanasi, mentre Marianne Beate Kielland nel doppio ruolo di Speranza/Proserpina ci ha offerto un’ottima interpretazione di questi due personaggi. Bravi anche tutti gli altri cantanti che hanno affrontato rispettivamente i vari ruoli di Ninfa (Anna Piroli), Pastore I/ Spirito II (Victor Sordo), Pastore II/ Spirito VI (David Tricou), Pastore III/ Spirito I (Ferran Mitjans) e Pastore IV/ Spirito III (Etienne Prost).
Un cast di voci, dunque, ben equilibrato e in totale sintonia con l’orchestra, perfettamente a suo agio con una direzione che si è rivelata molto concentrata ed efficace. Savall nella sua bella e convincente interpretazione ci restituisce il capolavoro di Monteverdi eccezionalmente eseguito all’aperto, senza avvertire alcuna difficoltà, sia nell’accordatura degli strumenti che nelle brevi e insidiose folate di vento che, a tratti, non solo “voltano le pagine” agli spartiti, ma talvolta rendono la diffusione del suono di difficile linearità.
Tuttavia la serata si è rivelata di assoluto spessore artistico, di grande coinvolgimento emotivo, di stupefacente prassi esecutiva. Il semplice, essenziale ed elegante movimento delle braccia del direttore Savall, hanno contribuito senza dubbio alla convincente lettura della partitura, caratterizzata da una fluidità di fraseggio, sia per l’eccellente cantabilità, che per un uso appropriato della ricchezza timbrica che fa di questo lavoro una delle prove più geniali del compositore cremonese.
La Capella Reial de Catalunya, risulta essere una delle compagini orchestrali più valide e preparate in musica antica, grazie alla presenza di ottimi e valenti musicisti, dagli archi, ai flautini, dai cornetti ai tromboni, dal clavicembalo all’organo fino alle percussioni, in particolare dall’archiliuto e chitarrone affidati a Matthias Speaker, e al lirone e viola da gamba suonate da Brigitte Gassen.
Dobbiamo pertanto essere grati a tali orchestre e illuminati direttori come Savall, se la riscoperta della musica antica è ancora oggi così attuale e fortemente presente nel vasto panorama mondiale della cultura e quindi della musica. Ma il ringraziamento va esteso naturalmente e principalmente anche a tutto lo staff del Ravello Festival, grazie al quale è stato possibile ascoltare il capolavoro di Monteverdi nelle mani di Jordi Savall, senza dubbio, un valore aggiunto.
