Istat 2018: L’Italia è il secondo Paese più vecchio al mondo

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Istat 2018: L'Italia è il secondo Paese più vecchio al mondo

Il presidente dell’Istat Giorgio Alleva ha illustrato il ‘Rapporto annuale 2018 – La situazione del Paese’: Nel 2017 registrate 577 mila nascite, nel 2018 sono scese a 464 mila.

di Alfredo Grado – Alle ore 11.00 di oggi mercoledì 16 maggio, presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, il presidente dell’Istat Giorgio Alleva ha illustrato il ‘Rapporto annuale 2018 – La situazione del Paese’. L’occasione è stata ghiotta per evidenziare le trasformazioni del Paese Italia, con lo scopo di delineare prospettive per il futuro e possibilità di crescita.

Ne è emersa una fotografia tutto sommato discreta, soprattutto per quanto concerne la crescita del prodotto interno lordo ed il controllo del bilancio, tradotti in un miglioramento degli indicatori di finanza pubblica. Resta il fatto che continuiamo ad essere un Paese che non fa figli.

Istat 2018: L'Italia è il secondo Paese più vecchio al mondo

Istat 2018, dati nascite

Nel 2017 le nascite sono state 577 mila, nel 2018 sono scese a 464 mila, un nuovo minimo storico dopo quello dell’anno precedente. Per i tre quarti la diminuzione va attribuita al fatto che escono dall’età feconda generazioni particolarmente numerose di donne. Il restante quarto è riconducibile alla diminuzione della propensione a procreare. Inoltre, si diventa genitori sempre più tardi.

Tuttavia, va rilevato che con il calo di natalità aumenta lo squilibrio demografico: con quasi 170 anziani (persone di almeno 65 anni) ogni 100 giovani (tra 0 e 14 anni). In parole povere, l’Italia è il secondo paese più vecchio al mondo dopo il Giappone.

Ma questa non è una novità. La novità, paradossalmente, è che nelle nostre analisi continuiamo ad approcciarci in maniera  assolutamente tradizionale.

Si da il caso, infatti, che il pianeta “terza età” viene dibattuto da tempo, ma da altrettanto tempo si continua a considerare l’anziano un peso per la società, anzichè  una risorsa cui garantire valide opportunità di invecchiamento anche a coloro in condizioni di salute meno buone. Si chiama invecchiamento attivo, ed è un processo di ottimizzazione delle opportunità relative alla salute e al benessere, ma non solo.

Istat 2018: L'Italia è il secondo Paese più vecchio al mondo

Istat 2018, il ruolo degli anziani

Ad onor del vero, va anche detto che in Italia le politiche per l’invecchiamento attivo, è cosi che viene definito, sono quasi del tutto assenti, sostanzialmente riducibili all’accompagnamento al pensionamento ed al prolungamento della vita lavorativa.

Quasi a dire che in Italia il diritto di cittadinanza è riconosciuto solo a chi lavora! Probabilmente perchè il volere dei governanti mira a riconoscere il ruolo dell’anziano relegato a quello del nonno che si prende cura di figli e nipoti, giusto per confermare la sacralità della famiglia italiana.

L’invecchiamento attivo ha invece come conseguenza la partecipazione a livello sociale delle persone anziane e la loro continua ricerca di nuove esperienze che potenziano l’apprendimento e risultano piacevoli.

Implica, inoltre, lo sviluppo individuale, l’auto-realizzazione e il benessere con il passare degli anni. In altre parole, ricerca l’invecchiamento ottimale delle persone, in modo che gli “acciacchi” incidano il meno possibile sulla salute.

Per raggiungere tale stato,  bisogna considerare l’età della persona, la sua salute fisica, la sua salute psicologica, la sua efficacia cognitiva, la sua competenza sociale, la sua produttività, il suo autocontrollo e la sua generale soddisfazione di vita. Raggiungere uno stato di benessere in queste tre componenti è possibile se tuttavia si lavora su 3 aree fondamentali, e cioè: evitando le malattie e le disabilità, mantenendo un alto livello delle funzioni cognitive e fisiche, promuovendo l’impegno con la vita che si avrà da anziani.