sabato, Giugno 22, 2024

Il vaccino per prevenire il fuoco di Sant’Antonio

- Advertisement -

Notizie più lette

Redazione
Redazionehttp://www.2anews.it
2Anews è un magazine online di informazione Alternativa e Autonoma, di promozione sociale attivo sull’intero territorio campano e nazionale. Ideato e curato da Antonella Amato, giornalista professionista. Il magazine è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n.67 del 20/12/2016.

La Fondazione Longevitas promuove una campagna di sensibilizzazione per i vaccini destinata agli over 65 nel contrasto di patologie infettive tra cui quello contro il cosiddetto Fuoco di Sant’Antonio.

Invecchiare, sì, ma nel modo giusto e prestando attenzione alla propria salute attraverso sane pratiche di prevenzione.
Si può sintetizzare così la missione della Fondazione Longevitas, che a questo scopo sta conducendo una campagna di sensibilizzazione destinata agli over 65. Tra gli strumenti primari nel contrasto di patologie infettive a cui gli anziani potrebbero essere esposti ci sono i vaccini, tra cui quello contro il cosiddetto Fuoco di Sant’Antonio. È da qui che muove la prima tappa organizzata a Palazzo Lombardia da Fondazione Longevitas, che nel convegno “Mantenersi in salute grazie alla prevenzione vaccinale dell’adulto: l’esempio del vaccino contro l’Herpes Zoster” ha delineato il panorama attuale in Italia.
Il fuoco di Sant’Antonio deriva dall’herpes zooster
A fornire un quadro epidemiologico generale della patologia è stato il dottor Giuseppe Bellelli, professore ordinario di Geriatria all’Università di Milano-Bicocca: “Il Fuoco di Sant’Antonio è una complicanza che deriva dall’essere entrati in precedenza in contatto con il virus della varicella, l’Herpes Zoster appunto. Si stima che circa il 98% della popolazione sia stata esposta a questo virus in giovane età; stiamo parlando di un virus che resta latente nei gangli sensoriali e che può risvegliarsi negli anziani a causa dell’indebolimento delle difese immunitarie. La patologia negli over 65 non è soltanto dolorosa, ma ha anche delle complicanze di vario tipo, come le nevralgie post erpetiche e una perdita della funzione motoria. Per combattere un simile quadro clinico meglio puntare sulla prevenzione, che si basa sui vaccini. La somministrazione avviene in due dosi, ma purtroppo a oggi i tassi di adesione della popolazione anziana sono ancora troppo bassi, in parte a causa della titubanza delle persone a vaccinarsi”.
Il vaccino per prevenire il fuoco di Sant’Antonio
La criticità evidenziata dal professor Bellelli è stata sottolineata anche da Emanuele Monti, Presidente della IX Commissione Sostenibilità sociale, casa e famiglia di Regione Lombardia, che nel corso del suo intervento in una sala gremita di pubblico ha parlato anche dell’importanza della medicina territoriale. “L’aderenza alle campagne contro il Fuoco di Sant’Antonio non è sufficiente. Bisogna coinvolgere i sindaci e le associazioni del terzo settore per avere una vaccinazione completamente gratuita per i cittadini della coorte d’età prevista, che riguarda proprio gli over 65. Regione Lombardia fornisce questo tipo di somministrazione a questa fascia della popolazione e stiamo lavorando per investire ancora di più in prevenzione: ogni Euro speso in questo campo corrisponde a tre Euro risparmiati dal Servizio Sanitario Nazionale”.
 L’aspettativa di vita degli italiani
In un Paese come il nostro, che presenta un’alta aspettativa di vita – 81 anni per gli uomini, 85 per le donne secondo il Rapporto Bes 2023 curato dall’Istat – e in cui la popolazione anziana cresce costantemente a fronte del forte problema legato alla denatalità, garantire la miglior qualità possibile della salute diventa non solo essenziale, ma prioritario. Come ha spiegato Eleonora Selvi, presidente della Fondazione Longevitas, “L’invecchiamento richiede una risposta attiva e mirata da parte dei sistemi sanitari e la prevenzione vaccinale ha un ruolo cruciale poiché protegge gli adulti da patologie che possono avere gravi conseguenze, specialmente per i più fragili. C’è ancora tanto lavoro da fare, perché siamo lontani dagli obiettivi vaccinali che dobbiamo raggiungere; bisogna rimuovere gli ostacoli e costruire consapevolezza tra le persone per far capire che il vaccino è uno strumento potentissimo nelle nostre mani. Inoltre si aiuta il Servizio Sanitario Nazionale, perché ciò che si evita di spendere facendo prevenzione può essere investito nella salute di tutti”.
 Il ruolo della medicina generale
In prima linea ci sono sempre i medici di medicina generale, un punto di riferimento imprescindibile sul territorio per la preliminare presa in carico di determinate malattie. Il vaccino contro l’Herpes Zoster ora può essere somministrato anche dai medici di famiglia, come ha ricordato Paola Pedrini, segretaria generale Fimmg Lombardia. “È importante valorizzare il ruolo del medico di medicina generale nella gestione complessiva della strategia vaccinale”, ha sottolineato la dottoressa Pedrini. “Proprio il particolare rapporto di fiducia con gli assistiti lo rendono determinante per la promozione, l’organizzazione e la facilitazione della prevenzione di patologie con significative ripercussioni sulla salute della comunità e conseguentemente sulla sostenibilità del sistema”.
 “Fondamentale parlare alle famiglie e ai giovani”
Ricorrere ai vaccini resta quindi una strada primaria nella tutela della salute. “Promuovere la pratica vaccinale tra gli adulti è essenziale per garantire una popolazione più sana e attiva ed è un investimento nel futuro sostenibile della nostra società sempre più longeva”, ha aggiunto la presidente Selvi, che poi si è soffermata anche sui prossimi incontri educazionali che affronterà la Fondazione Longevitas: “Stiamo lavorando molto sulla prevenzione cardiologica. Parallelamente portiamo avanti delle iniziative di screening in collaborazione con diverse università e società scientifiche. Ci rivolgiamo innanzitutto alla popolazione over 65, ma puntiamo anche alle altre fasce d’età, proprio perché la longevità è qualcosa che si costruisce correttamente a partire dai primi anni di vita. È fondamentale parlare alle famiglie e ai giovani per estendere il più possibile questa cultura dell’invecchiamento positivo”.
- Advertisement -
- Advertisement -
- Advertisement -

Ultime Notizie