IL GATTOPARDO BANCARIO

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Senza prove non scrivo, ormai sono condannato! Ho una ragionevole certezza, sulla base della documentazione fornitaci da un piccolo risparmiatore, che le banche non si sono fermate! Nonostante gli scandali che stanno investendo il mondo bancario, i valori dei titoli azionari bancari che hanno perso circa il 40% da inizio anno, una maggiore e quasi generalizzata consapevolezza dell’opinione pubblica (e delle stesse banche) sullo ormai depauperato grado di fiducia della propria clientela, continuano i deliri di onnipotenza della lobby bancaria che, forte dell’appoggio degli ultimi governi “bancocentrici”, sembra non rendersi proprio conto che la distruzione (allo stato di Etruria, Marche, Chieti, Ferrara, Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Carige, Tercas, Mps …….) sia avvenuta per effetto della incompetenza manageriale e dei mancati controlli (organi di vigilanza, sindaci e revisori). Ultimo esempio di errata scelta strategica e commerciale, condivisa tralaltro dai dipendenti a qualsiasi livello della scala gerarchica, riguarda l’operazione di switching degli asset di raccolta della Banca Popolare di Vicenza. Ma andiamo con ordine. La “raccolta” e’ la somma di tutti i soldi/risparmi che i clienti hanno presso una banca. La raccolta bancaria si divide, ai fini del bilancio,  in “raccolta diretta” e  “raccolta indiretta”. Semplificando la raccolta diretta e’ la somma di tutti i saldi positivi dei conti correnti, dei libretti a risparmio, dei certificati di deposito, dei “pronti contro termine” e delle obbligazioni emesse dalla banca. Si chiama diretta perchè è appunto un debito che la banca ha direttamente coi clienti e rappresenta il fondamentale asset (insieme al proprio capitale) che consente a un Istituto di Credito di fare “impieghi”, cioè di prestare soldi a chi li richiede. Ma soprattutto rappresenta uno degli elementi di base per il calcolo degli indici patrimoniali minimi necessari (tra cui l’ormai famoso CET1) per poter continuare a fare banca. Se non ho raccolta diretta, non posso prestare denaro!

Nella raccolta indiretta invece il rapporto è a tre: banca/cliente/chi ha emesso il titolo. Facciamo un esempio. Se il cliente viene in banca e vuole acquistare quote di fondi comuni di investimento, questo titolo non lo emette la banca ma una societa’ di gestione e quindi la banca fa solo da intermediario. La banca non può disporre di queste masse per prestarli ai clienti (imprese e/o privati) e soprattutto questi asset hanno scarsa incidenza nella formulazione degli indici patrimoniali di “sopravvivenza”.

Ebbene, oltre a tutti gli altri dati negativi ben evidenziati in questi mesi (utili, crediti deteriorati, sofferenze) nel crollo della quotazione della azione (da 62 euro a pochi centesimi!), il bilancio della Banca Popolare di Vicenza ha mostrato soprattutto un crollo della raccolta diretta che è passata dagli oltre 30 miliardi del 2014 ai circa 21,9 miliardi del 2015; in altri termini i risparmiatori hanno ritirato dalle casse della BPVI circa 8,4 miliardi di euro!

E allora quale strategia commerciale adotta il management di BPVI per frenare questo salasso?

Semplice! Dopo aver riempito i depositi dei piccoli risparmiatori di azioni della banca (distruggendo risparmi per circa 6 miliardi di euro), sta oggi facendo vendere ai propri clienti quote di fondi comuni di investimento di case terze (ARCA nel nostro caso) che rendevano il 14,5 % per metterli su un deposito di risparmio vincolato a 6 mesi che produce interessi per il 1,8 % !!! Quindi smontano la raccolta indiretta per “creare” raccolta diretta! Sempre a danno dei risparmiatori. E si tratta di una operazione datata 1 aprile 2016! Praticamente ieri!

E sapete perche’? Perche’ devono presentare la prossima relazione semestrale agli analisti (e agli organi di controllo) con dati  “edulcorati” relativi alla raccolta diretta  ai fini dell’aumento di capitale da sottoporre agli investitori istituzionali.

Come si vede, pur modificando gli spartiti (decreti legge, regolamenti interni, policy aziendali), la musica non cambia!

E mi chiedo: dove sta ora la Consob ? Dove stanno i controlli di Bankitalia?

Mica tra qualche mese se ne usciranno con la dichiarazione che i risparmiatori, oltre che avere scarsa cultura finanziaria (Vegas, presidente della Consob), sono anche cosi “stupidi” da vendere cio’ che rendeva il 14,5% per acquistare cio’ che invece remunera scarso il 2%?

Il cambiamento delle banche non deve solo avvenire negli spot pubblicitari e negli enunciati delle “mission” aziendali ma attraverso un turnover molto profondo di persone (amministratori e top manager) che insegnino a tutta la rete manageriale e commerciale a vivere e crescere da qui in poi contando su valori di etica e trasparenza