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Il Covid colpisce di più i bambini. I pediatri: “Attenzione alla loro psicologia”

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2Anews è un magazine online di informazione Alternativa e Autonoma, di promozione sociale attivo sull’intero territorio campano e nazionale. Ideato e curato da Antonella Amato, giornalista professionista. Il magazine è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n.67 del 20/12/2016.

Indagine della cooperativa sociale Eco onlus tra gli esperti pediatri rispondono Paolo Siani, Luigi Mantenucci, Anna Maria Silvestri, Sofia Flaùto.

I casi pediatrici di Covid-19 in Italia a luglio erano l’1,8% del totale, con un’età media di 11 anni, e nel 13,3% dei casi sono stati ricoverati in ospedale. I dati emergono da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Pediatrics intitolato “COVID-19 Disease Severity Risk Factors for Pediatric Patients in Italy” a cura del Reparto di Epidemiologia, Biostatistica e Modelli matematici del Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità.

Nel secondo periodo (post-lockdown), con la ripresa della socialità, l’epidemiologia è cambiata e, a metà settembre, la distribuzione dei casi documentati di positività al SARS-CoV-2 è passata dall’1,8% del primo periodo al 12,8% del secondo periodo. (Foto tratta dalla campagna Unicef)

Il Covid colpisce duro e i bambini, a differenza della prima ondata, sono in prima linea. L’opinione pubblica sembra essere distratta, ma non chi si occupa di infanzia: pediatri, psicologi, sociologi, che hanno ben chiaro come il Covid incida, e molto, sull’aspetto emozionale dei bambini. La cooperativa sociale Eco di Sofia Flaùto, una delle cui mission è quella di guardare il mondo con gli occhi dei bambini, ha intrapreso una indagine nel mondo della pediatria infantile per capire gli effetti del Covid-19.

Indagine dalla quale emerge che non bisogna negare o minimizzare sui loro sentimenti, ma al contrario rassicurarli e spiegare che è normale e c’è chi sta combattendo per sconfiggere il Covid. E che c’è bisogno di aiutare i bambini a vivere questo momento difficile.

In questo periodo gli aspetti pediatrici della pandemia non hanno avuto un’attenzione prioritaria, essendo particolarmente drammatica la situazione che ha travolto i soggetti in età adulta” è la conferma di Paolo Siani, medico pediatra e parlamentare. “I casi di bambini COVID-19 sembra siano meno gravi rispetto alle altre classi di età, tuttavia l’età inferiore a un anno e la presenza di condizioni patologiche preesistenti rappresentano fattori di rischio di gravità della malattia”.

Per la tutela dei bambini restano tre i capisaldi per contrastare il virus:

distanziamento; lavaggio frequente delle mani; uso corretto della mascherina. In più si può utilizzare l’app Immuni, che, benché non funzioni per tutti gli smartphone e non tutte le Asl la attivino, è un’arma in più. Ancora, lavarsi spesso le mani con acqua e sapone per almeno 1 minuto cantando due volte “tanti auguri a te”. Ai bambini “è molto importante rispondere sempre in modo semplice, rassicurante e sincero. Evitare di dire bugie, spiegare cos’è il coronavirus e come si fa a difendersi, così sarà più semplice accettare e rispettare le regole. Spiegargli in modo semplice e rassicurante che l’infezione da Sars-Cov 2 è una nuova malattia ma tanti medici e infermieri stanno facendo di tutto per curare ogni ammalato e gli scienziati stanno studiando per trovare la cura giusta che sconfiggerà il virus”.

Il dottor Luigi Mantenucci, pediatra dell’ospedale napoletano Santobono aggiunge:

I bambini sono spaventati, sentono tanti discorsi e hanno dei momenti di paura rapportandosi al covid. Lo stesso fatto di doverli isolare, assieme ad un adulto crea ansia, preoccupazione, gli si chiude un mondo e si apre una finestra di un percorso fatto di incertezze in cui il tampone è sicuramente qualcosa di più invasivo rispetto a quanto accade per i più grandi. Raccontiamo ai bambini il Covid come una favoletta. Un robot ci sta attaccando e noi lo sconfiggeremo grazie ai nostri comportamenti, all’uso della mascherina, lavandoci le mani e tutti quegli accorgimenti che sappiamo devono essere messi in atto”.

Per la dottoressa Anna Maria Silvestri (psicologa psicoterapeuta cognitivo-comportamentale), “Nei momenti di timore i bambini hanno bisogno di ricorrere alle figure di riferimento ma, quando anche queste sono esposte allo stesso evento, potrebbero perdere sicurezza in qualcuno che fornisca loro rassicurazione e sentirsi così disorientati. I bambini soffrono un po’ alla volta, mostrando un’alternanza di reazioni sia emotive che comportamentali. Ad esempio, possono avere forti crisi di pianto o rabbia e, un attimo dopo, sembrare distaccati o indifferenti. Possono entrare pienamente nel gioco per poi avere momenti di sofferenza, come paure improvvise o incubi notturni”.

Le reazioni più comuni sono ”tristezza, colpa, rabbia, paura, confusione e ansia dovuti anche al protrarsi della condizione di isolamento e allo sconvolgimento dei ritmi ordinari. Per prima cosa, è opportuno che anche gli adulti di riferimento prendano atto della propria paura. E’ fondamentale dare loro sicurezza: i bambini possono continuare a fare le cose “da bambini” come giocare, parlare di cose divertenti oppure fare i compiti e imparare cose nuove. E’ bene ricordare loro che ci sono persone fidate, come i medici, che si occupano di risolvere le conseguenze dell’evento e dimostrare verso di loro un atteggiamento di disponibilità e di vicinanza e protezione, così da incrementare il senso di sicurezza”.

L’essenziale socializzazione credo ci abbia portati ad abbassare un po’ la guardia, pensando, erroneamente che ormai il peggio fosse passato – il pensiero della presidentessa della Cooperativa Sociale Eco Sofia Flauto. I bambini hanno la straordinaria capacità di prendere tutto come un gioco e di avere quella fisiologica plasticità mentale che li fa adattare ad ogni cambiamento anche se questo periodo però va troppo oltre ad ogni capacità di adattamento.  L’isolamento necessario diventa un’aggravante al virus. Penso ad esempio all’impossibilità di ricevere visite di familiari, di poter incontrare un genitore che non sia la mamma, di giocare con un fratellino o un amico; di godere di quella vicinanza che cura oltre il farmaco. Il sostegno psicologico a questi bambini, credo sia fondamentale per non lasciare cicatrici nell’anima di difficile guarigione”.

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