IL COLOSSO DI ARGILLA

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Il cancro sta facendo metastasi! La confusione, l’indecisione , la mancanza di una visione strategica rappresentano il tumore di una gestione aziendale: meglio prendere una decisone sbagliata e poi correggerla sulla base del feed back ricevuto dal mercato che non prenderla proprio. E’ quanto sta accadendo in Unicredit, l’unica banca “sistemica” del nostro paese che solo nel febbraio u.s., per il tramite del suo presidente di Unicredit Giuseppe Vita dichiarava che  “Il Cda ha espresso all’unanimità la sua piena fiducia all’amministratore delegato e il convinto supporto al suo operato”. Pero’ appena le agenzie diffusero la nota, il titolo di Unicredit crollo’ ai minimi della giornata, 2,884 euro, in ribasso del 5,7 per cento. Traduzione: la Borsa sperava che Federico Ghizzoni se ne andasse presto e si aspettava qualche segnale di cambio imminente

Passano 3 mesi e l’amministratore delegato viene cacciato senza pero’ spiegare il perche’! Ma tra i media nessuno pero’ ricorda che quanto avvenuto in questi giorni altro non e’ che il segnale eloquente di una situazione preannunciata!
Non solo ma la più grande banca del paese dimette il suo AD (per inefficienza) e non programma la successione (hanno preso 15 giorni per decidere!!!).
E tenta di scaricare sui risparmiatori la responsabilità del salvataggio dimenticando che dallo scoppio della crisi Lehman i risparmiatori italiani, per Unicredit, hanno già dovuto aprire il portafoglio tre volte (3 miliardi nel 2008, 4 nel 2009 e 7,5 nel 2011) per un totale di 14,5 miliardi di euro.

Ma pochi sanno che i risparmiatori questa volta difficilmente “saranno convinti” anche perché la leva del credito non è la stessa degli anni scorsi.

Certo che cambiare un amministratore delegato che ha realizzato il brillante obiettivo di far crollare del 75% il valore del proprio titolo era necessario….gia’ da un po di tempo! E per troppo tempo ( la miopia delle banche e’ una metastasi del tumore di cui sopra) ci e’ stato riferito che era tutto sotto controllo !

Il mercato ha ritenuto poco credibile il piano industriale presentato a novembre (e il titolo e’ crollato di un ulteriore 43%!!!) ma soprattutto l’indice patrimoniale di solidita’ CET1 e’ appena di 35 basis point superiore alla soglia critica (10,50)

Quindi cambio dell’amministratore delegato necessario ma ora occorre andare oltre ! Chi conosce quella banca sa che la vera inefficienza gestionale sta a valle dell’AD e soprattutto nel management della divisione Italia.

Se si entra infatti  nei meandri del bilancio di gruppo si scopre che i risultati reddituali positivi vengono fatti essenzialmente all’estero e nell’investment banking mentre il buco arriva proprio dalla divisione Italia dove il management e’ sempre lo stesso dal 2003 !! Le errate politiche commerciali e creditizie sono state progettate e gestite dalle stesse persone che oggi vorrebbero vestirsi di abiti etici e attraverso nuovi business (che nulla hanno a che fare con la banca tradizionale) traghettare la banca fuori dal guado.
Il cambiamento (subito dopo l’AD) passa anche attraverso la catena di trasmissione operativa in Italia. Ci riusciranno a sostituire i dinosauri del trasformismo?

Vincenzo Imperatore