Sarà il Teatro di San Carlo a firmare il gran finale della XXXVII edizione del Festival delle Ville Vesuviane.
Mercoledì 29 luglio alle ore 21.00, nella suggestiva cornice dell’Esedra di Villa Campolieto a Ercolano, andranno in scena i Carmina Burana di Carl Orff nella versione originale di Wilhelm Killmayer per solisti, coro, due pianoforti e percussioni.
Protagonisti della serata saranno il Coro e l’Ensemble dell’Orchestra del Teatro di San Carlo, con Pasquale Bardaro, Franco Cardaropoli, Federico Gizzi, Marco Pezzenati, Guillem Ruiz Brichs, Pasquale Tamborrino, Gerardo Zarro alle percussioni, Vincenzo Caruso e Roberto Moreschi ai pianoforti. Solisti il soprano Sabrina Sanza, il tenore Tianxuefei Sun e il baritono Konstantinos Stafylidis. Sul podio il Maestro Fabrizio Cassi.
L’appuntamento rappresenta uno dei momenti più prestigiosi dell’edizione 2026 del Festival diretto artisticamente da Bruno Tabacchini e si inserisce nel protocollo d’intesa sottoscritto tra la Fondazione Teatro di San Carlo e la Fondazione Ente Ville Vesuviane, un accordo che punta a rafforzare la collaborazione tra due istituzioni accomunate dalla missione di promuovere e valorizzare il patrimonio culturale e storico del territorio vesuviano attraverso produzioni artistiche di alto profilo.
«La collaborazione con il più antico teatro d’opera d’Europa- afferma il presidente della Fondazione Ente Ville Vesuviane, Gennaro Miranda- rappresenta una straordinaria opportunità per consolidare il ruolo del Miglio d’Oro come grande polo culturale della Campania. Il legame tra il Teatro di San Carlo e le Ville Vesuviane affonda le proprie radici nella storia del Regno borbonico: fu Carlo III di Borbone a promuovere la costruzione del Teatro di San Carlo, del Palazzo Reale e, successivamente, della Reggia di Portici quale residenza estiva. Attorno a quel progetto nacque il sistema delle Ville Vesuviane, un patrimonio unico composto da 122 dimore monumentali settecentesche distribuite tra Napoli, San Giorgio a Cremano, Portici, Ercolano e Torre del Greco. Oggi quella stessa eredità torna a vivere attraverso un dialogo tra musica, storia e architettura».
