Così parlò De Crescenzo, Luciano il Grande in un documentario

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Così parlò De Crescenzo, Luciano il Grande in un documentario

40 anni dopo il suo capolavoro letterario e cinematografico “Così parlò Bellavista”, Luciano De Crescenzo torna al cinema, raccontato attraverso le immagini e gli aneddoti più intimi del documentario di Antonio Napoli.

Dolcezza di spirito, mitezza d’animo e una grande umanità: sono queste le doti empatiche che hanno sempre contraddistinto Luciano De Crescenzo, regista napoletano che è stato anche attore, scrittore, romanziere, saggista, divulgatore e profondo conoscitore di leggende e miti greci, e della filosofia ellenica in particolare.

Un documentario, Così parlò De Crescenzo, diretto da Antonio Napoli e uscito di recente in sala, lo ha raccontato senza filtri e con raffinatezza. Nella pellicola sono tanti gli amici e colleghi del grande Luciano intervistati per l’occasione, come Renzo Arbore, Marisa Laurito, Marina Confalone, Benedetto Casillo, Renato Scarpa, Lina Wertmuller e il sociologo De Masi.

Il docufilm ritrae Luciano il Grande con delicatezza e affetto, avvolto dalle splendide musiche di Paolo Vivaldi mentre lo si vede intento ancora a scrivere nel suo studio, sempre al pc dove lui ha cominciato la sua carriera di ingegnere informatico per l’Ibm. Un’esperienza, quella dei computer, conclusasi quasi come una storia d’amore finita male.

E si scopre che anche per un’infatuazione era cominciata la sua avventura universitaria alla Facoltà di Matematica. Mentre forse era già noto ai più il fascino del bel Luciano, dongiovanni impenitente – nel racconto scorrono le immagini sulle note del Guglielmo Tell come in Arancia Meccanica -, meno conosciuto è forse il fidanzamento con la Rossellini.

L’ironia accompagna tutta la narrazione, dall’aneddoto sul cameriere sgarbato ai complimenti affettuosi all’intervistatrice. Leggerezza e risate impreziosite di saggezza e umiltà, gioia di vivere tutta partenopea e tanta curiosità verso il mondo, come solo un uomo di grande cultura e intelletto sa praticare.

Un genio eclettico come i filosofi da lui tanto amati, che gli hanno fatto guadagnare la prima cittadinanza onoraria ateniese mai concessa a un italiano. E come poteva essere altrimenti per l’intellettuale nato e cresciuto nell’Atene d’Occidente, la Neapolis greca che ha portato sempre nel cuore.