Geppy Gleijeses e Mariangela D’Abbraccio protagonisti al teatro Diana con “Filumena Marturano”

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eduardo de filippo

di Giuseppe Giorgio “L’idea di Filumena Marturano – affermò l’autore Eduardo De Filippo- mi nacque alla lettura di una notizia: una donna a Napoli, che conviveva con un uomo senz’ esserne la moglie, era riuscita a farsi sposare soltanto fingendosi moribonda. Questo era il fatterello piccante, ma minuscolo: da esso trassi la vicenda ben più vasta e patetica di Filumena, la più cara delle mie creature”. E proprio partendo dal guizzo drammaturgico del grande artista del Novecento artefice di un lavoro interamente pensato per la sorella Titina, che al Teatro Diana, l’opera eduardiana, esattamente settant’anni dopo il suo primo debutto, è montata ancora una volta sul pulpito. Espletato il rito delle celebri battute iniziali, gli intramontabili Donna Filumena e Don Dumminico Soriano sono tornati a fare i padroni del palcoscenico lasciando che le loro anime s’impadronissero dei corpi di due interpreti come Mariangela D’Abbraccio e Geppy Gleijeses. Protagonisti dell’opera che una volta inserita nella “Cantata dei gorni dispari” rimane certamente, tra patemi d’animo, drammi e speranze, la più rappresentativa di Eduardo, ai due attori, diretti da una regista per la prima volta prestata dal cinema al teatro come Liliana Cavani, è innanzitutto spettato il compito di neutralizzare quell’effetto paralizzante scaturito nell’immaginario collettivo dal ricordo delle grandiosi interpretazioni del passato. Ossia quelle che lo stesso commediografo-attore insieme con la sorella Titina, e gli altri geniali artisti della sua compagnia, hanno cementato durante gli anni nella mente della gente. Ed ecco, allora, che attraversando il pensiero dei protagonisti Gleijeses e D’Abbraccio, la prima loro intenzione emersa è stata subito quella di volere cancellare il pericoloso timore reverenziale innescato dalle opere firmate Eduardo De Filippo. Pur scontrandosi con i cambiamenti sociali e soprattutto con l’evoluzione scientifica, la stessa che con la sopraggiunta possibilità dell’esame del Dna avrebbe tranquillamente potuto smantellare il piano della mitica donna Filumena, basato sul tremendo “uno ‘e chilli tre è figlio a te”, la commedia, pur tuttavia attuale sul fronte dello sgretolamento dei valori della famiglia e della dignità umana, ha visto gli interpreti manovrare senza ansia alcuna, quello straordinario congegno drammaturgico collaudato da Eduardo. Partendo dalla finzione di Filumena, che tenta di sovvertire le leggi di una società crudele “cu tutt’’e legge e tutt’’e diritte”, per combattere la sua emarginazione e per far valere il suo stato di madre e di donna e giungendo alla tenerezza di un matrimonio riparatore fuori dal tempo, la versione del lavoro vista al Diana, ribadisce tutti i fermenti contestatari insiti nella scrittura eduardiana insieme alla sua capacità di anticipare prodigiosamente gli eventi. Con la mitica Filumena affidata ad un’artista già abituata ai sentieri del figlio naturale di Scarpetta, come Mariangela D’Abbraccio e con Mimì Soriano in mano ad un Geppy Gleijeses, che pur senza cadere nella trappola delle imitazioni, dona al personaggio lo stesso sangue del suo creatore, il lavoro visto nella storica sala vomerese, dimostra come, nonostante il passare degli anni, i grandi testi ed i grandi autori, riescano a superare la barriera del tempo. Scritta nel 1945 e presentata al pubblico per la prima volta l’anno dopo, Filumena Marturano, quindi, anche oggi, evidenzia un concentrato di sentimento e di valori umani. La storia dell’ex prostituta che per dare un cognome ai suoi tre figli estorce un matrimonio al suo uomo fingendosi in punto di morte, traccia le immagini di un mondo dove a trionfare, oltre all’umanità, c’è il diritto all’uguaglianza. Dopo aver fatto negli anni il giro del mondo, “Filumena” è tornata così su di un palcoscenico napoletano, consentendo alla coppia Gleijeses -D’Abbraccio di diffondere gli esempi di un teatro ricco di sentimenti catartici. Sempre modellati dalla regista Cavani, a proposito degli altri personaggi ed interpreti, da segnalare per la voglia di cambiamento ci sono: il don Alfredo di Mimmo Mignemi, che parla siciliano, l’avvocato Nocella di Fabio Pappacena e la struggente e simpatica domestica, Rosalia Solimene, sobriamente interpretata senza gemiti e senza afflizioni interiori, da Nunzia Schiano. Ancora, a completare il quadro, l’infermiera Diana impersonata da Ylenia Oliviero, i tre figli interpretati da Agostino Pannone, Gregorio De Paola e dal figlio d’arte Eduardo Scarpetta e la camerierina Lucia di appannaggio della misurata e giovanissima Elisabetta Mirra. Per “Filumena Marturano”, al Diana, insomma, soffermandosi anche sulle scene di Raimonda Gaetani che non insiste più di tanto su di un arredamento sinonimo di agiatezza economica da ricco commerciante, si può serenamente parlare di un buon tributo fatto al maestro, ancora una volta proiettato in una dimensione di stati d’animo ed emozioni. Per tutti, mentre Donna Filumena e compagni non perdono i conti con i tempi moderni, un grande esempio di drammaturgia tutt’oggi difficile da imitare ed emulare. Provando a trarre il meglio da una commedia dall’umorismo e dal ritmo narrativo scientificamente dosati, Gleijeses e D’Abbraccio, morbidamente guidati dalla nota regista e sceneggiatrice carpigiana, hanno alla fine saputo ben confermare le velleità del grande teatro napoletano. Lo stesso che ancora oggi, innovazione a parte, porta gli evidenti segni di riferimento di un genio del Novecento chiamato Eduardo. O meglio, di un grande drammaturgo, che già come ebbe modo di affermare Silvio D’Amico a proposito della messinscena di “Filumena”, sia pure non sottraendosi agli influssi pirandelliani, bene evidenti nella questione della “figliolanza spirituale distribuita misteriosamente ma con effettiva eguaglianza fra i tre nati tra tre sangui diversi”, seppe bene elevare la commedia di matrice partenopea ad un indiscutibile rango europeo. Qui,Qui, la paternità riconosciuta su tutti i figli del peccato a cui un uomo ha iniziato una donna, e la figliolanza spirituale distribuita misteriosamente ma con effettiva eguaglianza fra i tre nati da tre sangui diversi, è un motivo genuinamente pirandelliano. la paternità riconosciuta su tutti i figli del peccato a cui un uomo ha iniziato una donna, e la figliolanza spirituale distribuita misteriosamente ma con effettiva eguaglianza fra i tre nati da tre sangui diversi, è un motivo genuinamente pirandelliano.

Grande Grande novità della stagione teatrale 46/47 de “Il Teatro di Eduardo”, “Filumena Maturano” debuttò al Politeama di Napoli il 7 novembre del 1946 per poi trasferrsi al Teatro Eliseo di Roma, dove iniziò le rappres