Selfie estremo: Precipita per scattarsi una foto da una gru alta 60 metri

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Selfie estremo: Precipita per scattarsi una foto da una gru alta 60 metri

Sale su una gru per farsi un selfie estremo ma precipita da 60 metri. Quella che ha scioccato gli abitanti di Vienna giovedì è una pratica che ha preso piede in tutto il mondo, la ricerca (stupida) di un autoscatto da urlo.

E’ successo giovedì mattina a Vienna nel distretto di Leopoldstadt. Un giovane di 20 anni è salito in cima alla gru di un cantiere per un selfie estremo ma è precipitato nel vuoto da un’altezza di 60 metri. Aveva la testa coperta dal cappuccio della sua giacca. Intorno e sotto di lui c’è il panorama della città di Vienna. Ma non vedrà la foto spettacolare che era riuscito a scattare. I selfie estremo stanno provocando la morte di moltissimi giovani. Si tratta degli Urban Climber, scalatori da città, che senza nessuna protezione si arrampicano sulle vette di grattacieli e degli edifici più alti.

Eludono le misure di sicurezza, sfidano il pericolo per sentirsi più forti e mostrarlo a tutti ma soprattutto agli amici che commentano le foto che pubblicano. Per ridurre i rischi dovrebbero essere dichiarate aree No selfie zone in tutte le aree turistiche, in particolare nei luoghi come bacini idrici, cime montuose e edifici alti.

Guardare sotto da 60 metri di altezza di una gru è folle o come lo è salire fino in cima a un grattacielo per provare l’effetto che fa e, perché no, scattarsi un selfie da tantissimi di Like.

Sono queste le immagini pubblicate sui social network che stanno facendo oggi il giro del mondo. Su diversi video puoi vedere come l’uomo in tuta da ginnastica, prende selfie e poi perde l’equilibrio cadendo nel vuoto.

Diversi testimoni hanno contattato la polizia, i soccorritori e i vigili del fuoco, che sono arrivati ​​poco prima delle 7 in punto. Le forze hanno trovato l’uomo disteso a terra. Si dice che sia sopravvissuto all’incidente precipitando da circa 60 metri di altitudine, secondo le informazioni iniziali, gravemente ferito e portato all’ospedale.

I selfie estremo possono essere una bella emozione, una scarica di adrenaina. Può anche essere bello guardare il proprio selfie e accorgersi di aver dato vita a un’opera fantastica, ma a quale prezzo? E’ sciocco perdere la vita per scattare un autoscatto che non vedremo mai. Un selfie non dovrebbe mai costare la vita a nessuno.

L’ultimo episodio del 2018, risale ad appena qualche giorno fa: una donna è caduta dal balcone del 27esimo piano di un edificio in Florida, mentre tentava di sedersi sulla ringhiera di un balcone per scattarsi un selfie.

Prevedibile e drammatico il finale. Eppure non è un caso unico: la lista degli incidenti mortali causati dal desiderio di regalarsi un autoscatto acrobatico è lunghissima.

La causa principale della morte legata ai selfie è l’annegamento, rappresentato da 70 dei 259 decessi.

Di solito avvengono perché una barca si capovolge, per aver sfidato le maree e per essere stati colti in fallo da un’onda.

La seconda causa di morte sono invece gli incidenti di “trasporto”, come la folle corsa al passaggio di un treno o l’arresto su binari ferroviari, che ha causato la morte di 51 persone.

La terza vede invece un macabro pareggio: 48 morti per cadute accidentali e per gli incendi. Altre cause di morte citate dallo studio vedono protagonisti (inconsapevoli) gli animali e le armi da fuoco.

In quest’ultimo caso il primato è tutto americano: gli Stati Uniti si sono classificati al primo posto per le morti da selfie legate a un uso maldestro delle armi. Sfortunatamente, gli autori ritengono che queste cifre potrebbero essere sottostimate e che ci siano state forse più morti legate ai selfie rispetto a quelle registrate.

Questo perché lo studio si è basato sulla raccolta di notizie da giornali e siti in tutto il mondo. C’è il sospetto che ci potrebbero essere molti morti da selfie nei Paesi in via di sviluppo, o in altri luoghi, che non sono stati catalogati come tali solo perché non sono mai arrivati ​​alle cronache.

Inoltre, per quanto riguarda i selficidi correlati al “trasporto”, le autorità spesso li derubricano come incidenti, senza citare il dettaglio dell’autoscatto fatale. Gli studiosi per l’occasione hanno anche coniato un neologismo: selficides (selficidio).