Capitone fritto: un piatto tipicamente napoletano per la Vigilia di Natale

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Capitone fritto: un piatto tipicamente napoletano per la Vigilia di Natale

Il capitone fritto: questo pesce abbonda sulle bancarelle e nei negozi di pesce dei quartieri popolari di Pignasecca e Porta Capuana. Ecco la preparazione.

Per la Vigilia del Santo Natale a Napoli è tradizione portare a tavola il capitone fritto, nel rispetto della antica regola religiosa che impone di non toccare carne il venerdì e durante la cena della vigilia.

Una forma di culto, legata agli antichi rituali di digiuno e purificazione, ormai quasi del tutto dimenticati, tranne che per qualche sporadica reminiscenza. Nell’immaginario comune, infatti, il pesce non viene considerato alla stregua della carne animale e quindi può essere consumato anche nei periodi di digiuno, anzi, come in questo caso, è considerato addirittura “augurale”.

Ed è per rispettare la tradizione che questo alimento fa sempre bella mostra sulle tavole dei cenoni napoletani, ricchi di ospiti e di piatti. Tanto ricchi che affrontare la spesa per organizzarlo non è cosa da poco: conviene consultare le offerte di marchi come Coop online per riuscire a risparmiare sull’acquisto dei prodotti e farseli portare direttamente a casa. Vediamo ora di approfondire le caratteristiche di un piatto che non può proprio mancare al cenone della Vigilia sulle tavole napoletane.

La tradizione popolare del capitone a Napoli

A Napoli la Vigilia di Natale, tra i secondi piatti, figura senza dubbio il capitone fritto: questo pesce abbonda sulle bancarelle e nei negozi di pesce dei quartieri popolari di Pignasecca e Porta Capuana, dove va letteralmente a ruba la notte della previgilia. Il capitone, infatti, secondo la tradizione, deve essere comprato ancora palpitante, proprio in questa notte, per essere sacrificato brutalmente alla Vigilia.

La ragione è che questo pesce, data la sua forma serpentina, viene associato al grande tentatore per eccellenza che, strisciando giù dai rami dell’Albero della Conoscenza, mise Eva nei guai e causò l’uscita della coppia adamitica dal Paradiso terrestre.

Una notte, quindi, in cui la donna, erede dell’Eva primiera, si vendica dell’imbroglio atavico, affondando la lama nel pesce tentatore, proprio quando il Sole bambino rivendica il suo ruolo di divinità salvifica e invitta. Ma vediamo come si prepara.

La preparazione del capitone

Gli ingredienti

Innanzi tutto, prima di passare alla preparazione, bisogna completare la lista degli ingredienti. Quindi, per una quantità di capitone, già pulito e privato delle interiora, di circa un chilo, servono solo un po’ di farina di semola rimacinata, foglie di lauro ben lavate e asciugate, un pizzico di sale e olio di semi d’arachidi per la frittura in padella o in friggitrice. Quando è tutto a posto si può cominciare a prepararlo.

Come si prepara il capitone

Dopo averlo pulito per bene, il capitone va privato delle estremità e tagliato a tocchi, lunghi circa 5 o 6 centimetri ciascuno. Questi pezzi vanno sciacquati con abbondante acqua fredda, mettendoli dentro un colapasta sotto il rubinetto, per liberarli delle impurità. A questo punto arriva il momento di mettere a scaldare l’olio per la frittura.

Come si cucina il capitone fritto napoletano

I tocchi di capitone, puliti e sciacquati, vanno passati e rigirati nella farina di semola, fino a saturarli, e depositati poi, molto delicatamente, nell’olio bollente, rivoltandoli frequentemente, con altrettanta delicatezza.

Cuociono mediamente in 10 minuti, alla fine dei quali vanno prelevati con una paletta per fritture, fatti asciugare su carta da cucina, salati leggermente, e serviti in tavola con una insalatina fresca di contorno, mettendo da parte, in un tegame con aceto e alloro, qualche pezzo per l’indomani, da conservare protetto, coprendolo solo con un foglio di carta assorbente.