Whirlpool, il Mise: “L’azienda ritiri cessione e chieda scusa”

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Whirlpool, il Mise: “L’azienda ritiri cessione e chieda scusa”

Whirlpool: il nuovo ministro per lo Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, ha assunto una dura presa di posizione sull’intenzione della multinazionale di cedere lo stabilimento di Napoli.

Giornate sempre più calde per le sorti dello stabilimento Whirlpool di Napoli e, soprattutto, per il futuro dei 410 lavoratori. Martedì scorso, l’ad Luigi La Morgia ha annunciato che sta per iniziare l’iter per la cessione del ramo d’azienda per la sede di via Argine agli svizzeri di Passive refrigeration solutions (Prs).

Per La Morgia, l’unica soluzione è rappresentata da “un progetto di riconversione che individua nello stabilimento di Napoli una struttura idonea alla produzione di sistemi di refrigerazione passiva. La nuova missione sarà in grado di mantenere gli attuali livelli occupazionali”.

Una decisione che non è affatto piaciuta ai lavoratori, contrari alla riconversione, e che stanno chiedendo a gran voce il rispetto degli accordi presi nell’ottobre 2018 in più sedi (comprese l’autostrada A3 e il Duomo di Napoli in occasione della festività di San Gennaro).Whirlpool, il Mise: “L’azienda ritiri cessione e chieda scusa” Anche il nuovo titolare del ministero per lo Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, non è d’accordo con l’ipotesi cessione. Un altro incontro tra azienda e Governo c’è stato ieri, venerdì 20 settembre.

Tuttavia, come riporta “Il Mattino”, se La Morgia ha confermato le precedenti prese di posizione e parlato di vertice “costruttivo”, dal Mise è subito arrivata una smentita, accompagnata dal fatto che lo stesso tavolo sia invece stato interrotto bruscamente dallo stesso ministro Patuanelli, il quale avrebbe chiesto all’azienda di ritirare la procedura di cessione ma anche di scusarsi con lavoratori e istituzioni: se Whirlpool non lo farà, il ministro sposterà la discussione a Palazzo Chigi.Whirlpool, il Mise: “L’azienda ritiri cessione e chieda scusa” La Morgia si è comunque mostrato comprensivo nei confronti delle preoccupazioni dei sindacati, soprattutto perché non hanno ancora potuto visionare il piano di riconversione preparato da Prs: per questo il manager spera in un nuovo confronto tra l’azienda e le sigle sindacali.

Le perplessità dei lavoratori (che intanto hanno proclamato due settimane di agitazione e organizzato una manifestazione nazionale per il 4 ottobre a Roma) sono inoltre state confermate dal presidente di Prs, Rodolphe Schmid, che in un’intervista al Corriere del Mezzogiorno ha specificato che prima di prendere una decisione del genere “ci dobbiamo pensare bene” e che per avviare la produzione “sono necessari almeno due anni” e soprattutto che non tutti i dipendenti potranno essere tutelati.

Prs, però, in una nota che smentisce l’intervista ha ribadito “di avere già compiuto nelle opportune sedi, tutte le verifiche necessarie” al perfezionamento del trasferimento del ramo di azienda che, comunque, “rappresenta l’unico modo per tutelare la massima occupazione garantendo al sito di Napoli e ai suoi lavoratori un futuro sostenibile di lungo termine”.