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Don Patriciello: il parroco definisce inquietante l’attentato al giornalista e teme per il prossimo viaggio in Veneto

Il sacerdote Don Patriciello definisce inquietante l’attentato incendiario contro il cronista Cappellari, alla vigilia del suo viaggio a Bassano.

Un gravissimo atto intimidatorio ai danni del mondo dell’informazione ha scosso le istituzioni, spingendo le personalità coinvolte a una profonda e preoccupata riflessione. Il noto sacerdote campano Don Patriciello ha commentato duramente il vile attentato incendiario compiuto nella notte contro la residenza di Adriano Cappellari, un giovane cronista vicentino che da mesi si occupa di raccontare le complesse dinamiche criminali di Caivano e le battaglie sociali del prete di frontiera. L’episodio ha assunto contorni ancora più foschi in quanto l’autore del gesto ha lasciato sul posto una lettera contenente esplicite minacce di morte rivolte al giornalista, al Presidente del Consiglio e allo stesso sacerdote.

Il legame con il territorio e la preoccupazione per la trasferta a Bassano

Secondo quanto si apprende dalle ricostruzioni diffuse dall’agenzia di stampa Ansa, il prete anticamorra ha manifestato un forte sconcerto per la tempistica e le modalità della violenta intimidazione. Don Patriciello ha infatti rivelato un dettaglio significativo che aumenta lo stato di allerta: questo giovedì il religioso avrebbe dovuto recarsi proprio a Bassano del Grappa, una località situata a brevissima distanza dal comune in cui è avvenuto l’attacco di matrice dolosa. Questa imminente coincidenza logistica ha spinto il parroco a confrontarsi immediatamente con le forze dell’ordine per valutare i potenziali rischi legati alla sua incolumità e alla gestione dei propri impegni istituzionali sul territorio veneto.

La medesima regia dietro le missive minatorie e la solidarietà delle istituzioni

Le indagini sull’esplosione, che ha provocato danni esterni all’edificio fortunatamente senza causare feriti, si stanno concentrando sulla ricerca di una precisa pista criminale. Come riportato nei lanci di Ansa, il sacerdote ha evidenziato come la grafia, i contenuti e persino il materiale fotografico allegato all’ultima minaccia ricalchino fedelmente una lettera intimidatoria da lui stesso ricevuta lo scorso febbraio, ipotizzando l’esistenza di un’unica mano dietro l’intera operazione. Mentre gli investigatori esaminano i filmati delle telecamere per individuare il responsabile, il mondo politico e civile si è stretto attorno al cronista e a Don Patriciello, ribadendo la necessità di tutelare con assoluto rigore la libertà di stampa e la sicurezza di chi contrasta quotidianamente l’illegalità.

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