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Domenico Caliendo: la perizia rileva che il cuore artificiale avrebbe offerto altre possibilità di riuscita del trapianto

Domenico Caliendo: depositata la perizia sul trapianto al Monaldi. La famiglia chiede la revisione del capo d’imputazione, udienze a novembre.

Si arricchisce di nuovi elementi l’inchiesta giudiziaria legata alla scomparsa del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di due anni e mezzo deceduto il 21 febbraio scorso all’ospedale Monaldi di Napoli a seguito del fallimento di un trapianto cardiaco. Dalla relazione firmata dai periti nominati dal gip Mariano Sorrentino – i professori Biagio Solarino, Ugolino Livi e Ferdinando Luca Lorini – emerge infatti che l’uso del dispositivo di assistenza ventricolare “Berlin Heart” entro 72 ore avrebbe consentito di preservare la funzionalità degli organi in vista di un secondo trapianto.

A seguito del deposito dell’atto, il legale della famiglia, Francesco Petruzzi, ha chiesto alla Procura di valutare la contestazione del reato di omicidio volontario in luogo di quello colposo.

I dettagli della relazione medica e la fonte dell’inchiesta

Gli aggiornamenti relativi ai contenuti della consulenza tecnica e al calendario procedurale sul caso di Domenico Caliendo sono stati diffusi dall’agenzia d’informazione ANSA. Come riporta l’ANSA, i consulenti del gip evidenziano che l’impiego del cuore artificiale extracorporeo avrebbe mantenuto le condizioni del paziente idonee fino alla disponibilità di un nuovo organo, verificatasi il 17 febbraio. Per l’esame della perizia, all’interno del procedimento che conta sette medici indagati, il giudice ha fissato l’incidente probatorio per le giornate del 12 e 13 novembre.

La posizione al Tribunale del Riesame

Contestualmente agli sviluppi sulla consulenza tecnica inerente alla morte di Domenico Caliendo, si è tenuta l’udienza davanti al Tribunale del Riesame relativa ai ricorsi presentati dai legali dei cardiochirurghi Guido Oppido ed Emma Bergonzoni. I due sanitari hanno impugnato il provvedimento di misura interdittiva – della durata di un anno per il primario e di sette mesi per la dottoressa – applicato per l’ipotesi di falso nel referto operatorio e nella documentazione clinica.

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