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Dis Connect al Suor Orsola: giovani, social e AI al centro del confronto

Nel corso del professor Francesco Virnicchi, il format di Danilo Zanghi accende il dibattito sul rapporto tra studenti e universo digitale.

Tra i corridoi carichi di memoria culturale e le antiche architetture affacciate sul golfo di Napoli, l’Università Suor Orsola Benincasa ha accolto nelle sue aule un’esperienza lontana dai rituali dei tradizionali appuntamenti accademici. Nessuna conferenza celebrativa, nessun linguaggio burocratico o distante dalla realtà quotidiana degli studenti. Stavolta il progetto “Dis Connect” è entrato direttamente nel cuore della formazione universitaria trasformandosi in un confronto vivo, urgente, quasi necessario, con una generazione cresciuta dentro gli schermi e dentro gli algoritmi.

A dare vita all’ incontro è stato Danilo Zanghi, esperto di culture digitali e della comunicazione, ideatore del format insieme alla giornalista Ilaria Urbani, ospite del corso di “Generative AI” del terzo anno di Scienze della Comunicazione guidato dal professor Francesco Virnicchi. Di fronte a una platea di giovani studenti, appena affacciati al mondo professionale ma già immersi nella dimensione virtuale della contemporaneità, si è sviluppato uno speech serrato, diretto, privo di mediazioni retoriche. Il cuore della riflessione non è stato il rifiuto della tecnologia, posizione sterile e ormai anacronistica, ma piuttosto il bisogno di recuperare lucidità nell’abitare il digitale.

“Dis Connect” prova infatti a restituire centralità alla coscienza critica, interrogando i meccanismi invisibili che governano social network e piattaforme: l’economia dell’attenzione, la costruzione dell’identità online, la dipendenza dalla visibilità, il bisogno compulsivo di approvazione. In un tempo in cui l’intelligenza artificiale produce testi, immagini e perfino emozioni simulate, il dibattito si è inevitabilmente spinto verso una domanda più profonda e quasi filosofica: quanto resta autenticamente umano nella produzione culturale contemporanea? E soprattutto, quanto delle nostre scelte nasce davvero da noi e quanto, invece, viene orientato da sistemi progettati per prolungare permanenza, consumo e coinvolgimento? L’approccio scelto da Zanghi ha evitato il tono accademico tradizionale, preferendo esempi concreti, provocazioni e riferimenti immediatamente riconoscibili da una generazione che non usa il digitale come semplice strumento, ma lo vive come habitat quotidiano, spazio identitario e perfino emotivo.

Dopo le precedenti esperienze in contesti istituzionali come Università degli Studi di Napoli Parthenope durante il “Safer Internet Day”, il progetto “Dis Connect” sembra oggi orientarsi verso una dimensione ancora più incisiva: entrare nei luoghi della formazione per restituire ai giovani il diritto di scegliere consapevolmente il proprio rapporto con la rete. Non disconnettersi dal mondo, dunque, ma imparare finalmente a non esserne prigionieri.

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