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Dario Candela chiude il XVI Festival di Musica da camera e conquista l’attenzione del pubblico in sala

Con musiche di Enrique Granados e Fryderyk Chopin, il pianista Dario Candela ha ottenuto un grande successo presso il Salone degli Specchi del Palazzo Serra di Cassano con il concerto “La Musica Voce dello Spirito”. 

Da un omaggio ad uno dei più interessanti ed apprezzati musicisti spagnoli vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento Enrique Granados, si è aperta la prima parte del concerto conclusivo della XVI edizione del fortunato Festival di Musica da Camera, curato con passione e forte dedizione dal suo mentore Riccardo Scognamiglio, nelle sede storica del Salone degli Specchi del meraviglioso Palazzo Serra di Cassano, sede dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.

Dario Candela chiude il XVI Festival di Musica da camera e conquista l'attenzione del pubblico in sala

Per questo importante appuntamento, che si è tenuto lunedì 25 maggio 2026, è stato invitato il pianista Dario Candela: studia a Napoli e si diploma in Pianoforte, Musica corale, Direzione di coro e Composizione, suonando da solista e in varie formazione cameristiche (Circolo Artistico Ensemble, Virtuosi Italiani) collaborando anche con i solisti del San Carlo come Luca Signorini, Rocco Filippini e Alain Meunier, fino a collaborazioni sempre più prestigiose con artisti del calibro di Bruno Canino e Roberto De Simone, affiancando alla sua attività concertistica anche quella, eccellente e proficua, di insegnante di pianoforte.

Allievo, inoltre, dell’indimenticabile e geniale pianista Aldo Ciccolini, con il quale ha studiato a lungo a Parigi, Candela ha aperto la serata eseguendo 5 Danze Spagnole – Galante – Oriental: Andante – Villanesca: Allegretto, alla  pastorale – Andaluza: Andante, quasi allegretto – Mazurka romantica – scelte tra le dodici danze spagnole che Enriche Granados, originario di Lleida in Catalogna, iniziò a scrivere molto probabilmente tra il 1888 e il 1890, anche se la data ufficiale non è chiara: si tratta essenzialmente di deliziosi brani caratterizzati da temi popolari, il cui fascino melodico rimanda a quelle particolari atmosfere tipicamente spagnole, facilmente riconoscibili nella musica popolare di questo Paese.

In disaccordo con la definizione di musica “impressionista” con la quale Granados viene spesso identificato, Candela ha affrontato queste gradevoli pagine di musica spagnola con un efficace e perfetto equilibrio melodico, evidenziando quel tratto popolare di cui sono caratterizzate, attraverso un’esecuzione intima, coinvolgente e perfetta. Dello stesso autore è stato proposto subito dopo il celebre “Allegro de concierto” che fu scritto nel 1903 per gli allievi del Conservatorio di Madrid: è caratterizzato da uno stile virtuosistico che impegna non poco l’abilità dell’esecutore, tuttavia nel corso del brano vengono esplorate sonorità più pacate, che ritroviamo nella splendida Danza lenta, che rimanda ad una profonda e intima spensieratezza, frutto della bravura virtuosistica che Candela ha trasmesso così bene, ad un concentratissimo pubblico presente.

Nella seconda parte della serata, candela si è concentrato sulla musica di Chopin, aprendo la stessa con le Quattro Mazurche op. 67: composte in un arco di tempo che va dal 1835 al 1849, l’anno della morte del compositore polacco: la n.1 in sol maggiore è del 1835, la n. 2 in sol minore del 1848, la n. 3 in do maggiore del 1835 e infine l’ultima, in la minore, del 1846: furono ordinate, in gruppi di quattro, insieme a quelle dell’op. 68 dal pianista e amico di Chopin, Julian Fontana. Per Chopin la Mazurca non è solo una danza, ma una vera e propria melodia che trasmette idee e immagini patriottiche, che si fondono in un patriottismo fatto di memoria e sentimenti reali: “la Mazurca di Chopin è un vero microcosmo che si muove sotto il ritmo ternario della danza tipica nazionale” commenta Ippolito Valletta nel suo saggio omonimo su Chopin.

Dario Candela chiude il XVI Festival di Musica da camera e conquista l'attenzione del pubblico in sala

Con la magistrale esecuzione della Polacca-fantasia op. 61, in la bemolle maggiore, Candela ha concluso ufficialmente il suo concerto, con “Il terzo grande monumento musicale innalzato da Chopin alla sua patria” (Belotti). Si tratta di uno Chopin ormai spento e disilluso, le cui visioni ardite e luminose restano solo un vago ricordo, presenti invece chiaramente nelle altre due precedenti Polacche op. 44 e op. 53, quest’ultima sicuramente la più famosa e difficile da eseguire.

I lunghi e calorosi applausi del numeroso e “disciplinato” pubblico del Serra di Cassano (nemmeno un colpo di tosse o uno sprovveduto squillo del cellulare “di turno”), hanno suggellato il successo di questa indimenticabile serata musicale, caratterizzata non solo da una grande prova del pianista, particolarmente concentrato, ma anche da un indovinato programma di sala il cui accostamento tra i due compositori è stato più che appropriato per varie ragioni sia di carattere strettamente musicale che per quelle biografiche.

L’entusiasmo del pubblico, infine, è stato ulteriormente premiato  con due meravigliosi bis: il Momento Musicale op. 16 n. 4 di Rachmaninov e un valzer ancora di Granados, con il quale ha idealmente chiuso il cerchio con la musica spagnola, che sappiamo benissimo fortemente legata, per ragioni storiche, alla città di Napoli. Candela appartiene ad una vecchia e preziosa generazione di artisti e musicologi, che erano ancora in grado di capire con competenza e professionalità il valore reale del talento di giovani pianisti: una figura importantissima che oggi, ahimè, non esiste più ma proietta Dario Candela verso una dimensione di carattere internazionale.

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