Non ci resta che scrivere: una fitta e splendida rete di racconti

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Non ci resta che scrivere: una fitta e splendida rete di racconti

Non ci resta che scrivere: un’antologia di racconti per “sabotare le differenze” (a cura di Mario Emanuele Fevola e Francesco Spiedo).

La parola “rete” può avere molti significati nella lingua italiana. Essa è presente, tra gli altri usi, nel lessico calcistico come sinonimo di gol o in quello dei pescatori per indicare un loro strumento importante. Essa può però anche indicare un gruppo di scrittori che con entusiasmo uniscono la propria creatività per un libro di racconti: è il caso della raccolta Non ci resta che scrivere (ed. La Bottega delle parole).

Curata da Mario Emanuele Fevola e Francesco Spiedo, questa raccolta si inserisce in un filone caro alla casa editrice di San Giorgio a Cremano, sempre vogliosa di dare spazio ai giovani talenti della scrittura: “Da sempre -ha detto a 2A News l’editrice Miryam Gisonl’obiettivo de La Bottega delle parole è quello di creare una rete sempre più ampia di “parole e possibilità”. Fin dalla nostra costituzione abbiamo lavorato affinchè giovani scrittori potessero affacciarsi al mondo dell’editoria. “Non ci resta che scrivere” è stato quindi un progetto che non potevamo non sposare! In linea con la nostra mission è stato uno dei “figli” più voluti e amati di cui andiamo molto fieri”.Non ci resta che scrivere: una fitta e splendida rete di racconti Non ci resta che scrivere (il cui titolo è un omaggio al film con Massimo Troisi e Roberto Benigni, cui non restava che “piangere”) è una antologia di 17 racconti, scritti da 17 autori che hanno voglia di “sabotare le differenze, rivoluzionare se stessi e il mondo” (come sottolineato nell’introduzione dai curatori Fevola e Spiedo, che con “La Bottega delle parole” hanno già pubblicato il romanzo “Ogni donna è un segreto”).

La varietà dei temi è davvero notevole, oltre che piacevole. Ad esempio, si passa dal “sopraffino nonsense” de “L’orso” di Gianluca Calvino a una storia di amore e migranti in “Ancora esilio” di Alfredo Carosella, fino a una particolare seduta di psicanalisi in “Per paura potea perire” di Paquito Catanzaro.

Oppure, dal superamento delle proprie paure attraverso la scrittura in “La metamorfosi della paura” di Anemone Ledger si passa alla riflessione sugli eccessivi anglicismi nella lingua italiana de “Il tribunale delle parole” di Laura Oppes.

Fino a quando i libri mostrano tutta la loro “sensibilità”, come in “L’attesa” di Francesco Spiedo, dove viene raccontata la loro “permanenza” durante una fiera letteraria. In fondo, questa raccolta può essere vista anche come una difesa dei libri, in un periodo nel quale la letteratura e la lettura in generale sembrano in forte crisi.

“Non ci resta che scrivere”: l’elenco completo dei racconti

  • “Cinque minuti” di Marco Brion;
  • “L’orso” di Gianluca Calvino;
  • “Ancora esilio” di Alfredo Carosella;
  • “Per paura potea perire” di Paquito Catanzaro;
  • “La mia infanzia è finita a Pasadena” di Mario De Simone;
  • “La mangiaparole” di Marco Di Fiore;
  • “Passaggio a S-W” di Mario Emanuele Fevola;
  • “Il sangue” di Giuditta Godano;
  • “La metamorfosi della paura” di Anemone Ledger;
  • “Origami” di Enrico Manzo;
  • “Un bilancio” di Giancarlo Marino;
  • “Il tribunale delle parole” di Laura Oppes;
  • “Saltafoss” di Michele Pagliara;
  • “La formica che imparò a volare” di Teresa Righetti;
  • “L’attesa” di Francesco Spiedo;
  • “Non mi resta che dir di te” di Maria Elena Tripaldi;
  • “Il principe studente” di Serena Venditto.