Napoli, Catacombe di San Gennaro: quasi 35mila firme al Papa

350
Napoli, Catacombe di San Gennaro: quasi 35mila firme al Papa

Catacombe di San Gennaro: lanciata una petizione a Papa Francesco per chiedere il suo intervento riguardo la richiesta del Vaticano del 50% degli incassi.

Sono circa 35mila (ma il numero sta crescendo sempre di più) le firme raccolte in poco più di due giorni per la petizione promossa dall’associazione L’Altra Napoli onlus in merito alla gestione delle Catacombe di San Gennaro, (https://chn.ge/2PfkyqR) dopo i dubbi sul futuro del sito archeologico se davvero dovesse andare in porto la richiesta di versare il 50% degli incassi al Vaticano, come prevedeva la convenzione in vigore.

Un ammontare che, secondo alcune stime, si aggira attorno ai 700mila euro (relativi a 10 anni di attività). Tale petizione è stata mandata a Papa Francesco, cui è stato richiesto di intervenire per risolvere la questione.

Le Catacombe sono gestite da 50 giovani della cooperativa La Paranza, ottimamente guidati da padre Antonio Loffredo, rappresentando uno dei simboli di riscatto di un quartiere difficile di Napoli, il rione Sanità, in cui è stata costruita una splendida rete partendo dal basso. È anche grazie a questi ragazzi che tale sito archeologico è stato rilanciato negli ultimi anni, tanto da vantare circa 150mila visitatori all’anno.

Tra i sostenitori, anche il sindaco Luigi de Magistris, il governatore della Campania Vincenzo De Luca, Massimo Osanna (sovrintendente per i Beni archeologici di Pompei), Luciano Garella (sovrintendente alle Belle arti e al Paesaggio di Napoli, e, soprattutto, l’intero quartiere.Napoli, Catacombe di San Gennaro: quasi 35mila firme al Papa Tra le voci a sostegno dei ragazzi de La Paranza, ci sono famose attività commerciali del territorio (come il pasticciere Ciro Poppella e il pizzaiuolo Ciro Oliva) e anche Antonio Cesarano, (papà di Genny, vittima innocente di camorra, ucciso a 17 anni da un proiettile sparato durante una stesa). Emblematiche le sue parole: “È paradossale che nel momento in cui il quartiere si riprende, arrivi una richiesta come questa”. Tutti insieme dunque, in una battaglia sociale e culturale allo stesso tempo, per far sentire la voce della Sanità anche a Papa Francesco.