Marino Bartoletti per Chapeau di Russo e la testata di Zidane in teatro

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Il giornalista e conduttore televisivo Marino Bartoletti ed il suo pensiero circa la trovata dell’autore Roberto Russo di portare la testata di Zidane in teatro.

Grande interesse sta suscitando tra Roma e Napoli lo spettacolo musicale “Chapeau – I misfatti dell’istinto”, scritto dall’autore Roberto Russo e presentato recentemente alla sala Assoli dall’attore, cantante e regista Gianni De Feo. Un lavoro che lo stesso Russo, dopo aver pensato ad un testo diviso tra il mondo distopico descritto da Orwell ed il realismo magico di marca Kafkiana, ha lasciato in mano al regista ed interprete De Feo che non ha esitato ad immergere il tutto nelle intense atmosfere del kabarett berlinese e nelle tematiche care al cantautore Fabrizio De Andrè.

Un testo ed una messinscena che hanno colpito particolarmente pubblico e critica per le tante trovate d’autore proposte, tra cui quella relativa all’accostamento del gesto di Orfeo che, voltandosi, al di là di ogni cautela, perde Euridice, al gesto di Zidane che durante la finale dei Mondiali di calcio del 2006, nella sua ultima partita, al di là di ogni razionalità, colpisce un avversario con una testata, facendosi espellere.

E proprio la famosa zuccata che il campione francese Zinédine Zidane rifilò al nostro Marco Materazzi, al 110° minuto della finale dei mondiali di Germania, il 9 luglio 2006, entrata in teatro grazie alla drammaturgia di Russo, ha suscitato una lunga serie di osservazioni e pensieri, tra cui l’interessante ed autorevole riflessione del noto giornalista e conduttore televisivo, Marino Bartoletti.

E’ un accostamento intelligentemente provocatorio – ha detto l’apprezzato cronista sportivo – D’altra parte ormai non c’è nulla di più attuale di un concreto richiamo alla mitologia per spiegare l’inspiegabile che ci circonda. Quel che resta del mio obsoleto romanticismo mi fa però pensare che Orfeo ancora oggi rifarebbe quel gesto (perchè per amore si fa tutto: ma proprio tutto), mentre Zidane non lo farebbe più: perchè ancora oggi, a distanza di tredici anni, chi lo vede non pensa come prima cosa alla sua gloria. Ma- metaforicamente parlando-alle sue corna”.