Le mille scoperte di Pompei a cavallo della storia, tra anfore, maschere e… delfini

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Le mille scoperte di Pompei a cavallo della storia, tra anfore e... delfini

A millenni di distanza, gli scavi del parco archeologico di Pompei alle pendici del Vesuvio continua a regalare sorprese.

Continuano a regalare sempre nuove sorprese gli Scavi nel parco archeologico di Pompei. Proprio nei giorni scorsi l’ultimo ritrovamento presso la Regio V, dove ha cominciato a venire alla luce una nuova casa, la Domus dei Delfini, lussuosa e raffinata dimora di fronte alla Casa delle Nozze d’Argento. Tra affreschi dai colori vivaci, si sono potuto gia’ riscontrare un pavone, un pappagallo, una pernice, caprioli, animali fantastici e appunto i delfini che danno il nome alla casa, che probabilmente apparteneva a un notabile della citta’.

Ma si tratta solo degli ultimi ritrovamenti in ordine di tempo. Infatti, sempre presso una zona della Regio V emergono edifici con tre grandi balconi. Su uno dei quali si trovano anche delle anfore del vino rovesciate, probabilmente messe ad asciugare al sole. I balconi verranno restaurati e inseriti in un percorso tutto nuovo che colleghera’ la via di Nola con il vicolo delle Nozze d’Argento.

Per ulteriori notizie in merito alle continue scoperte che il parco archeologico di Pompei continua a regalare, visita il sito www.stylo24.it. Le mille scoperte di Pompei a cavallo della storia, tra anfore e... delfiniChe continua ad aggiornare su quelli che sono autentici “regali” da parte del sito. Come la straordinaria scoperta fatta nell’area di Civita Giuliana, nella zona Nord fuori le mura del sito archeologico di Pompei. Ovvero una serie di ambienti di servizio di una grande villa suburbana conservata in maniera eccezionale, dalla quale sono emersi anche diversi reperti. E una tomba del periodo post 79 d.C. che custodiva lo scheletro del defunto. Tra gli ambienti individuati e’ emersa anche una stalla con resti equini.

I graffiti di Pompei tradotti in napoletano

I ritrovamenti fatti presso gli scavi, iniziati per volere di Carlo III di Borbone, rappresentano una delle migliori testimonianze della vita dell’antica Roma. E per la maggior parte sono conservati presso il museo archeologico nazionale di Napoli ed in piccola quantità nell’Antiquarium di Pompei. La loro “modernita’” e’ sfociata in una iniziativa dello stesso parco, che consiste in una traduzione in napoletano dello studioso Carlo Avvisati, di quelli che tra i graffiti, i tituli picti e le scritte musive, trovate a Pompei in quasi 3000 anni di scavi, sono i più belli e interessanti per meglio comprendere la vita civile e politica di una cittadina romana del I secolo dopo Cristo.

L’obiettivo, spiega Avvisati, è quello di coniugare la bellezza e la sagacia della lingua di Tacito, Orazio e Ovidio, con la prontezza e la vivacità del dialetto napoletano, che della parlata latina è il discendente diretto.