“La Scuola di Posillipo” in una mostra al Maschio Angioino, fino al 2 ottobre

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Inaugurata la mostra pittorica alla Cappella Palatina del Maschio Angioino, “La scuola di Posillipo. La luce a Napoli che conquistò il mondo”. Un percorso artistico di una delle scuole pittoriche più esclusive di Napoli. 

Ancora un importante evento culturale per la città di Napoli, grazie alla recente apertura al pubblico nella Cappella Palatina del Maschio Angioino della mostra pittorica “La scuola di Posillipo. La luce di Napoli che conquistò il mondo”.

Stiamo parlando della più grande mostra sulla Scuola di Posillipo del III millennio, che approda a Napoli in una delle più belle e suggestive location del castello partenopeo più famoso della città.

 La mostra che è ad ingresso gratuito e sarà visitabile fino al 2 ottobre, offrirà a cittadini e turisti, la possibilità di godere della visione di un’esposizione unica. Infatti, per ritrovare una mostra di analoga importanza bisognerebbe tornare nel 1945 o addirittura anche prima, nel 1936.

L’interessante percorso espositivo si articola in oltre settanta opere pittoriche, tutte provenienti da raccolte private che offrono allo spettatore, anche meno attento, un viaggio nel tempo e nello spazio, oggi trasformato e quasi irriconoscibile, se non per quell’atmosfera che dal paesaggio naturale, che ancora offre la città di Napoli con il suo incantevole golfo e l’intera Campania con le sue preziose dimore, è migrata nell’opera pittorica di questi grandi artisti."La Scuola di Posillipo" in una mostra al Maschio Angioino, fino al 2 ottobre

E mi riferisco a Pitloo, Gigante, Scedrin, Vervloet e Dahl che sono solo alcuni dei nomi riuniti in questa straordinaria operazione che da sola basterebbe a caratterizzare questa lunga e difficile estate culturale a Napoli, promossa dal Comune omonimo.

“Promuovendo e sostenendo questa mostra siamo certi di aver corrisposto a un grande desiderio di tutti i nostri concittadini e offerto un aspetto di Napoli di rilievo internazionale”, ha dichiarato Nino Daniele, Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli.

La mostra denominata La Scuola di Posillipo. La luce di Napoli che conquistò il mondo è curata da Isabella Valente ed è promossa e sostenuta dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, inoltre è patrocinata dal Dipartimento di Studi Umanistici e organizzata dalla Mediterranea Associazione culturale.

"La Scuola di Posillipo" in una mostra al Maschio Angioino, fino al 2 ottobre

Luogo: Cappella Palatina in Castel Nuovo (Maschio Angioino) Napoli

Orari: la mostra resterà aperta dal 24 luglio, giorno dell’inaugurazione, al 2 ottobre 2019, con i seguenti orari: lunedì – sabato 10.00-18.00, domenica 10.00-13.00

Ingresso libero indipendente dal biglietto del Castello.

Visite guidate a cura degli storici dell’arte dello staff della mostra.

Perché tale mostra è così importante e soprattutto imperdibile?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare una piccola premessa che prende spunto dalla cosiddetta “Pittura di paesaggio” che conosce, tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, un importante sviluppo artistico e sociale, imponendosi come un vero e proprio genere autonomo, superando la precedente idea, rivelatasi poi errata, di considerare tale pittura solo un banale mezzo di svago e/o di decorazione.

Fu così che a Napoli, a partire dalla metà degli anni Dieci dell’Ottocento, grazie alla presenza dei numerosi pittori stranieri e a una forte scuola artistica locale, si accese una vera e propria rivoluzione culturale mirata in tal senso, e cioè verso quell’idea di paesaggio che solo una città bella ed eterea come Napoli, poteva offrire."La Scuola di Posillipo" in una mostra al Maschio Angioino, fino al 2 ottobre

Infatti, il paesaggio verrà dipinto esclusivamente dal vero, cioè superando quei confini che erano ad appannaggio solo per coloro che operavano in “studio”. Il cosiddetto plein air, consapevole e totale, non era più destinato alla mera fase di mezzo per giungere ai grandi quadri di composizione, ma divenne la vera e unica chiave di svolta, che infine avrebbe poi condotto al più maturo e affascinante realismo.

Anche l’impegnativo “paesaggio di composizione”, inclusivo di un episodio narrativo, storico o d’invenzione si trasformava fondandosi sulla ripresa dal vero, caratteristica fondamentale e inimitabile per tutti coloro che si volevano avvicinare a tale nobile pratica.

"La Scuola di Posillipo" in una mostra al Maschio Angioino, fino al 2 ottobre

Con la Scuola di Posillipo si superano il genere vedutistico e la conseguente riproduzione minuziosa della natura, secondo un’idea ancora illuminista di documentazione che pervade il paesaggio europeo del Grand Tour, a favore del sentimento della natura che avrebbe presto condotto alla “macchia”, una “macchia” che si sarebbe poi rivelata la più ardita e risolutiva di tutte le altre tecniche.

Uno dei più importanti artisti che si adoperarono per avviare tale rinnovamento, fu il pittore olandese Anton Sminck van Pitloo che, affascinato dalla bellezza del golfo e dall’imponente Vesuvio, si stabilì a Napoli nel 1816 e del quale abbiamo già avuto la fortuna di avere esposte alcune sue opere, molti anni fa, a Villa Pignatelli.

Per riprendere le splendide scene di paesaggio della città di Napoli, i vari supporti usati e privilegiati, per costo e maneggevolezza, si trasformavano ora in fogli di carta, che venivano in genere applicati in un secondo momento su tavolette e tele, mentre fra le tecniche praticate, oltre all’olio su tela, s’imposero anche la grafite, il lapis, la china, l’olio su carta, l’acquerello e la tempera, fino a giungere al completamento del dipinto en plein air senza ripensamenti, in modo da carpirne la mutevolezza della luce, elemento fondamentale anche per la pittura, dopo che con la fotografia era diventata una vera e propria sorta di scrittura."La Scuola di Posillipo" in una mostra al Maschio Angioino, fino al 2 ottobre

Il 1824 è l’anno di consacrazione di Pitloo, infatti vince la cattedra di paesaggio alla Reale Accademia di Belle Arti. È questo, pertanto, il periodo in cui gli artisti collaborano alle illustrazioni delle numerose guide che si diffondono in città, come ad esempio il Viaggio pittorico nel Regno delle Due Sicilie, dato alle stampe fra il 1829 e il 1832.

Il successo di tali guide e di questa nuova formula legata al paesaggio, colpisce la sensibilità dei sovrani dell’epoca che non restano indifferenti al fascino di questa rinnovata visione, stringendo forti legami con alcuni artisti del periodo, tra i quali don Giacinto Gigante e Salvatore Fergola.

Quest’ultimo creò addirittura un genere nuovo, una sorta di “paesaggio di cronaca”, ‘fotografando’ sulla tela le grandi imprese borboniche, come l’inaugurazione della celebre ferrovia Napoli-Portici, la prima d’Italia e attualmente “raccontata” e custodita presso il Museo di Pietrarsa, nella periferia est di Napoli. Ma naturalmente, il più importante interprete della Scuola di Posillipo fu l’immenso Giacinto Gigante, che con poche libere macchie d’acquerello o di olio riusciva a “congelare”, e non a caso ho usato un termine specifico della fotografia, l’impressione luminosa dei mille colori della natura.

Pertanto, Napoli, Sorrento, le isole del golfo, i Campi Flegrei e il Vesuvio diventano attraverso il prestigioso e nobile pennello di Gigante, i luoghi della nuova narrazione partenopea.

I pittori stranieri che arrivarono a Napoli, affascinati dalla città, per il Grand Tour , il cosiddetto viaggio intellettuale e quasi iniziatico, per coloro che andavano alla ricerca della luce, della natura e dell’antico (vedi gli scavi di Pompei ed Ercolano), furono numerosi.

Tra questi non si può non menzionare il gallese Thomas Jones, che ha lasciato di Napoli un’immagine fantastica in piccole inquadrature custodite oggi a Londra e a Cardiff, i norvegesi Johan Christian Clausen Dahl e Thomas Fearnley, l’inglese William Collins, il belga Frans Vervloet, i francesi Karl Girardet e Jean-Charles-Joseph Rémond e il russo Sil’vestr Feodosievič Ščedrin. La grande e fortunata esperienza della Scuola di Posillipo, portò alla riforma della pittura di paesaggio approdando al verismo sostenuto fortemente da Filippo Palizzi e infine alla Scuola di Resina, nata all’inizio degli anni Sessanta dal simposio di una cerchia di artisti riuniti nella casa-studio di Marco de Gregorio nella Reggia di Portici.

Con quest’ultimo lavorarono Giuseppe De Nittis, Federico Rossano, Adriano Cecioni e lo scultore Raffaele Belliazzi, creando un nuovo prototipo pittorico che contemplava la pittura di “macchia”.

Dei 74 dipinti esposti in questa mostra, un piccolo nucleo mostra come si sia evoluta la ricerca della pittura di paesaggio dopo l’esperienza di Posillipo, con una nuova generazione di artisti che fu protagonista della seconda metà del secolo e del mercato italiano ed europeo, gettando le basi per quella che sarebbe poi diventata la “Scuola di Posillipo”, che noi oggi conosciamo e ammiriamo in tutto il suo splendore.

Elenco degli artisti presenti in mostra in ordine alfabetico

  • Salvatore CANDIDO
  • Gonsalvo CARELLI
  • William COLLINS 
  • Johan Christian Clausen DAHL
  • Theodore DUCLERE
  • Thomas FEARNLEY
  • Salvatore FERGOLA
  • Achille GIGANTE
  • Ercole GIGANTE
  • Giacinto GIGANTE
  • Karl GIRARDET
  • Carl GӦTZLOFF
  • Pasquale MATTEJ
  • Anton Sminck van PITLOO
  • Jean Charles Joseph REMOND
  • Sil’vestr Feodosievič ŠČEDRIN
  • Gabriele SMARGIASSI
  • Frans VERVLOET
  • Achille VIANELLI

Tra i riformatori della pittura di paesaggio, seguita alla Scuola di Posillipo, sono presenti in ordine alfabetico:

  • Alceste CAMPRIANI
  • Michele CAMMARANO
  • Edoardo DALBONO
  • Gaetano ESPOSITO
  • Enrico GAETA
  • Quintilio MICHETTI
  • Nicola PALIZZI
  • Attilio PRATELLA
  • Federico ROSSANO
  • Rubens SANTORO