Il vento trascina: ecco il romanzo di Loredana De Vita sulla tratta delle immigrate

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Il vento trascina: ecco il romanzo di Loredana De Vita sulla tratta delle immigrate

Loredana De Vita: la scrittrice (nonché docente di Lingua e Letteratura Inglese) ha pubblicato Il vento trascina (romanzo che narra della tratta delle immigrate come schiave del sesso).

Loredana De Vita, scrittrice napoletana, ha pubblicato il romanzo intitolato Il vento trascina (ed. Nulla die), che parla di un tema molto forte e purtroppo molto attuale: quello della tratta delle immigrate come schiave del sesso.

Un libro fortemente realistico, vincitore del Premio del mare Marcello Guarnaccia 2019-2020, che racconta le vicissitudini di Loveth, una ragazza nigeriana venuta dal mare, e di Tommaso, un giovane psicologo italiano che, raccontandosi, provano a sconfiggere i propri fantasmi.

La scrittrice (autrice di numerose pubblicazioni, Docente di Lingua e letteratura inglese, editorialista presso il giornale web RoadTvItalia e curatrice del blog culturale www.writingistestifying.com) mette in evidenza con grande sensibilità un dolore non ha confini né colore, lingua o cultura. Un urlo silenzioso sebbene disperato di chi nel tormento della propria esperienza rischia di perdere se stesso. Il vento trascina: ecco il romanzo di Loredana De Vita sulla tratta delle immigrateIl tema scelto è molto doloroso, quello della prostituzione legata all’immigrazione dall’Africa: “Quando scrivo, sia i miei saggi che i romanzi, ho fatto una scelta precisa: parlare della vita reale e dare voce al silenzio di coloro che cadono nell’indifferenza dei più -dichiara l’autrice a 2A News- Mi sono sempre chiesta, guardando tutti i ragazzi migranti per le strade della nostra città, dove fossero tutte le donne che arrivano con i barconi. Ho parlato molto con alcuni ragazzi africani che piano piano si sono svelati e così ho cominciato a ricostruire una storia, la loro storia di donne e uomini venuti dall’Africa. Ho ricercato e letto molto e poi ho incontrato Loveth, la vera Loveth. Dopo averla ascoltata nulla più poteva restare anonimo e ho voluto darle voce, anche se molti preferiscono non conoscere la verità per non sentire il peso del dolore e della responsabilità“.

Tuttavia, al giorno d’oggi in Italia ci sono tante Loveth che non hanno voce e, anzi, sono prese di mira sui social e di persona da beceri atti di razzismo: “Dire che ce ne sono troppe è poco -prosegue De Vita- E non ci sono solo le Loveth che provengono dall’Africa a subire aggressioni sui social per forme di razzismo che superano persino i confini razziali. Molte donne subiscono il silenzio e il sopruso, a molte donne, come nel mio precedente romanzo “Non scavalcare quel muro” (Nulla die, 2017), è “vietato” di essere sé stesse e divengono vittime di violenza. Eppure, ci sono donne che subiscono più di altre donne poiché considerate inferiori non solo in quanto donne, ma in quanto “nere”, una parola che odio! Una forma di discriminazione nella discriminazione.

Tommaso attraversa il mare per sfuggire al dolore, Loveth per costruire una speranza, entrambi daranno un nome all’orrore, entrambi cercheranno parole d’amore. La storia, ambientata a Napoli e Capri, seguendo la rotta dei migranti dall’Africa, è metafora del mare di solitudine nel quale si dibattono i protagonisti insieme agli “ignoti” scomparsi nel fondo del Mediterraneo e i tanti “sommersi” nel quotidiano di una finta serenità cui l’autrice dà voce.

Il messaggio che Loredana De Vita ha voluto lanciare con Il vento trascina è molto chiaro: “Ho voluto raccontare una storia vera che si incrocia (nella struttura narrativa, non nella vita reale) a un’altra storia vera di cui ho fatto esperienza nel mio lavoro, la storia di Tommaso (nome fittizio, questo) che subisce violenza dal padre. Perché? Perché il dolore non ha confini né colore della pelle o differenze culturali. Il dolore dei singoli è aggravato anche dai colpi dell’indifferenza e del quasi “obbligo al silenzio” per evitare giudizi e discriminazioni sociali oltre che razziali. Solo chi conosce il dolore sa “riconoscerlo” e cercare di riscattare la propria vita dall’indifferenza soffocante e dai pregiudizi. Loveth e Tommaso, infatti, nel dono reciproco della loro storia sapranno riscattarsi insieme dal dolore e respirare il profumo pulito della vita. Questo è il messaggio: ci si può salvare, ma -conclude la scrittrice napoletana- nessuno si salva da solo, bisogna imparare ad ascoltarsi e ad ascoltare“.