Carlo Orlandi: Quelle lezioni dimenticate…

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Quelle lezioni dimenticate...

Carlo Orlandi raccolse circa 300 di quei naufraghi, lasciando a chi era rimasto a terra, tutto ciò che conteneva la cambusa del suo “Camogli”.

di Nico Pirozzi – Vi sono vicende che, grazie a certe coincidenze e assonanze, aiutano a comprendere la stupidità degli uomini. In particolare di coloro che non hanno appreso niente – assolutamente niente – dalla lezione del passato.
Era un venerdì, il penultimo del mese di ottobre del 1940, quando Carlo Orlandi, il comandante di una cannoniera della Regia Marina Militare, che aveva già combattuto due guerre, avvistò i naufraghi del “Pentcho”.

Carlo Orlandi: Quelle lezioni dimenticate...Cinquecento e passa ebrei che, cinque mesi prima, erano partiti dal porto di Bratislava, sul Danubio, a bordo di una vecchia e malandata nave a ruota (come quelle che navigano sul Mississipi, tanto per intenderci). L’intento era quello di raggiungere la Palestina, ammesso e non concesso che non fossero stati fermati prima dagli inglesi, che in quel periodo non amavano molto i profughi ebrei.

Il “Pencho” naufragò molto prima di vedere le coste della Terra promessa. Le carte nautiche dicono che colò a picco nei pressi di un isolotto roccioso, senza acqua, né vegetazione, posto a metà strada tra Creta e Rodi. E fu lì, a Kamilonísi, che Orlandi li avvistò. La nave che comandava era molto più piccola del “Pencho”.

Aveva un ponte in meno e all’appello mancavano 17 metri di lunghezza e un metro di larghezza. Ho dimenticato di dire che, in quel penultimo venerdì d’ottobre, nell’Egeo la guerra era in corso già da più di quattro mesi.

Carlo Orlandi raccolse circa 300 di quei naufraghi, lasciando a chi era rimasto a terra, tutto ciò che conteneva la cambusa del suo “Camogli”. Col suo carico di “carne senza valore”, bistrattato, oltraggiato e derubato, arrivò sino a Rodi, permettendo a una generazione di giovani donne e bambini di avere un futuro.

Quello stesso mare che, dal 1939 al 1948, conobbe l’Aliyah Bet del popolo ebraico, continua ad essere solcato da carrette del mare con uomini, donne e bambini in fuga da qualcosa di terribile; quello stesso mare continua ad essere un cimitero per migliaia di uomini, come i circa mille ebrei dello “Struma” e le centinaia di altri rimasti senza nome, vittime dell’indifferenza, prim’ancora del gas e delle pallottole di nazisti e fascisti…