“Rifiuti” di Roberto Russo alla Sala Ferrari con la regia di Gianni De Feo

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Ribadendo quel concetto metafisico che fu del pittore De Chirico teso a rappresentare ciò che è capace di andare oltre l’ apparenza fisica della realtà ed al di là dell’esperienza dei sensi, alla Sala Ferrari “Rifiuti- Il primo giorno” di Roberto Russo, mantiene viva tutta la forza di un autore in grado di affondare deciso la sua penna nei mali di una società allo sbando.

Tant’è che giungendo nel blasonato spazio di Sasà Ferrari, il lavoro, portando in scena i tratti della genesi del dramma umano, ben si occupa degli autentici aspetti di una realtà più che mai amara. Ed è il regista romano Gianni De Feo, a riportare in palcoscenico tutte le trepidazioni ed i turbamenti di chi, come i personaggi di Jacco e Loise, interpretati rispettivamente da Sergio Di Paola e Imma Pagano, vivono, come ultimi superstiti, il dramma di oscure presenze e di un mondo deserto ed avvelenato. Sottolineando le caratteristiche di personaggi capaci addirittura di confondersi con quelli scauriti dalla fantasia di Beckett e dal quel suo genere teatrale e filosofico definito da Martin Esslin come “Teatro dell’Assurdo”, De Feo, con l’emblematico testo di Russo sembra far funzionare al meglio la meccanica di una messinscena complessa e psicologicamente accattivante. Con Sergio Di Paola che nei panni di un ex artista comico, fonde magicamente insieme arte e mestiere fino a disegnare il delicato profilo d’ una creatura disperata e di ingenua purezza e con Imma Pagano che nel ruolo di Loise riesce a regalare al pubblico una prova prodigiosamente vicina alla stilistica felliniana, “Rifiuti” assale e travolge l’anima degli spettatori. Assistendo dall’esterno, proprio come attraverso gli occhi di un orwelliano “grande fratello” alle peripezie umane dei due personaggi ed alle orride sortite di esseri misteriosi, interpretati da Lorenzo Russo e Ida De Rosa ed ancora dalla violinista Caterina Bianco, ci si ritrova, quasi senza accorgersene, anche grazie alla bella scenografia di Roberto Rinaldi, al cospetto di un mondo trapassato. Un mondo dove i personaggi scaturiti dalla mente dell’autore Russo e plasmati dal regista De Feo, come accidentati esseri smarriti e feriti, si ritrovano su di una strada che potrebbe essere quella della fine o anche della redenzione, al cospetto di fantasmi di un passato crudele ed ingrato.          

p.z.