Condannati i vertici di “Poltronesofà”

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Condannati i vertici di Poltronesofà per tentata estorsione nei confronti di alcuni lavoratori. A Renzo Ricci, 58enne reggiano, amministratore unico Massimo Affinati e Bruno Gulic amministratori-capi area sono stati inflitti un anno e otto mesi e 600 euro di multa dal Tribunale di Forlì. I tre erano accusati di aver messo in atto una tentata estorsione quando volevano far firmare ad alcuni lavoratori delle dichiarazioni di avere con l’azienda un rapporto di “associate in partecipazione”. Stessa sorte è toccata anche ai dipendenti della sede di Napoli.

Gli avrebbero detto: “O firmate o siete licenziati”. Era il 2012 quando era entrata in vigore la legge Fornero che prevede infatti che in ogni punto vendita non si possano avere più di tre addetti “associati in partecipazione” (Aspo, una forma particolare di para-subordinazione, diversa sia dal contratto a progetto che dalla partita Iva) oltre i familiari del titolare fino al secondo grado di parentela. Facile applicare questa regola sui piccoli esercizi familiari, mentre più ambigua è l’applicazione sulle grosse catene. La Fornero aveva previsto che chi avesse certificato i rapporti di lavoro entro luglio 2012, avrebbe potuto mantenerli in essere comunque, al di fuori della regola dei 3 addetti. L’azienda aveva quindi chiesto immediatamente alle commesse di recarsi nella commissione di certificazione (Fondazione Marco Biagi dell’Università di Modena e Reggio Emilia). Un obbligo imposto da Poltronesofà ai suoi addetti.

“O firmate la certificazione, o vi rescindiamo il contratto”: questo è stato detto a tutti i commessi all’entrata in vigore della Fornero. Un incontro dove si sarebbe configurato il reato si sarebbe dovuto svolgere a Forlì il 10 luglio del 2012. Uno dei capi area avrebbe detto invece testualmente in un altro incontro: “Signori, qua c’è il vostro futuro, se rispondete direttamente – riferendosi alle risposte indicate dall’azienda – continuerete a lavorare con noi, diversamente potete immaginare quale sarà il vostro futuro”. Gli addetti non hanno accettato il ricatto e si sono rifiutati di certificarsi e alla fine sono stati poi licenziati. Erano riusciti a dimostrare che avevano obblighi di presenza, turni, orari stabiliti unilateralmente dai capi, così come le ferie. E non erano quindi lavoratrici autonome. Firnando la certificazione avrebbero poi commesso il reato di falso.

L’indagine è stata seguita direttamente dal Procuratore della Repubblica Sergio Sottani che ne aveva chiesto il rinvio a giudizio. Ora il Tribunale di Forlì (pm d’udienza Brunelli) ha condannato i vertici di Poltronesofà, l’azienda nata a Forlì nel 1995 e che fa tanta pubblicità.