Marriage Story: Scene da una separazione (Recensione)

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Marriage Story: Scene da una separazione (Recensione)

Marriage Story: Il film è stato candidato a numerosi premi, tra cui l’Oscar per migliore attore protagonista ad Adam Driver e miglior attrice protagonista a Scarlett Johansson.

di Federica Migliaccio – Noah Baumbach con Storia di un matrimonio pone al centro del racconto il dissolvimento del matrimonio tra un regista teatrale newyorkese (Adam Driver) e un’attrice (Scarlet Johansson), riuscendo a ritrarre in modo semplice e diretto la complessità delle emozioni umane.

La consapevolezza della fine della relazione di Charlie e Nicole, emerge già dalle scene di apertura: dietro i gesti e i volti pieni di cortesie, i sorrisi di circostanza, la rabbia feroce e devastante per un amore non del tutto sopito,  lo spettatore, sulle note sognanti di Randy Newman, si trova impotente davanti alla malinconica realtà di un sentimento ormai perduto, di un affetto interrotto, nel momento in cui marito e moglie costruiscono rispettivamente muri per proteggersi dal dolore subito.

La macchina da presa sta addosso ai personaggi opprimendo i loro corpi, facendoci osservare ogni lacrima sul volto di lei, lo spaesamento su quello di lui e il grande senso di colpa vissuto intimamente da entrambi per aver scelto di non ascoltarsi abbastanza, o per meglio dire, per non essere riusciti ad ascoltare l’altro.Marriage Story: Scene da una separazione (Recensione)

Baumbach, strizzando l’occhio al Bergman di Scene da un Matrimonio (Scener ur ett äktenskap, 1973) e di Persona (1966), sembra voler inquadrare e bloccare gli attori all’interno delle inquadrature attraverso spazi vuoti e silenzi che vanno ad evidenziare la crescente distanza tra i personaggi, infiltrandosi negli atti osceni di una coppia in crisi che procede per inerzia in questa lenta discesa verso la rottura.

Il regista ci porta alla scoperta di legami e latenze nel rapporto profondamente egoistico di un marito e di una moglie costretti a scontrarsi con la realtà dei fatti: bisogna difendere la famiglia, ma pur essendoci volontà, o speranza, di raccogliere i frammenti e ricomporre la situazione in memoria di ciò che è stato, per il bene del figlio, Charlie e Nicole sono fisicamente persi nei loro ambienti.

È un film fatto di stanze, appartamenti e strade, infatti, la crisi della coppia si riflette anche nella contrapposizione tra la West Coast e la East Coast, riprendendo temi e situazioni cari al Woody Allen di film come Crimini e Misfatti (1989), anche se, le due città, Los Angeles e New York, vengono inquadrate raramente, diventando simboli, rispettivamente, di libertà e oppressione, mentre, sono le camere il centro dell’azione: gli interni, dai colori caldi, danno quel senso di familiarità, di serenità, interrotto bruscamente dal grigiore e la freddezza degli studi degli avvocati.

Nel corso della storia sono proprio gli avvocati a diventare amplificatori dei sentimenti dei due protagonisti, portandoli al contrasto e spostando, per un attimo, la nostra attenzione verso lo spietato sistema giudiziario americano, dove non c’è posto per l’innocenza e la purezza delle intenzioni e non è permesso scendere a compromessi. Sono gli avvocati che ci mettono nella condizione di dover scegliere dalla parte di chi stare, ma per noi sembra quasi impossibile, perché l’evolversi degli eventi ci fa intendere che l’unica cosa giusta è osservare da lontano questo divorzio problematico e doloroso.

La pellicola è un vero e proprio ritratto della vita di coppia. Partecipiamo a tutto: dalle lacrime, alle parole, urlate e sussurrate, alla difficoltà dell’essere marito, moglie e genitore fino all’annichilimento di se stessi, alla voglia di riacquisire una propria individualità, pur rimanendo inevitabilmente legati all’altro nelle proprie insicurezze e fragilità.

In questo modo, Noah Baumbach, apre una finestra su una storia profondamente umana e delicata, capace, nella sua semplicità, di coinvolgere e colpire intimamente lo spettatore per la sua universalità.

«Io non appartenevo a me stessa. Si trattava di piccole cose, cose stupide, ma anche importanti. Tutti i mobili della nostra casa erano…erano a suo gusto. Non sapevo nemmeno più quale fosse il mio, gusto, perché non aveva mai chiesto il mio parere»

Il film, distribuito da Netflix e presentato in anteprima il 29 agosto 2019 in concorso alla 76ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, è stato candidato a numerosi premi, tra cui l’Oscar per migliore attore protagonista ad Adam Driver e miglior attrice protagonista a Scarlett Johansson.