Greta Gerwig, ‘Piccole Donne’: un appello affinché le donne vengano viste come esseri umani

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Greta Gerwig, 'Piccole Donne': un appello affinché le donne vengano viste come esseri umani

Greta Gerwig parla alle giovani donne di oggi invitandole a ribellarsi e ad affermarsi come individui autonomi contro una società che resta, tuttora, fortemente maschilista. Recensione del film ‘Piccole Donne’.

di Federica Migliaccio – Greta Gerwig riadatta ‘Piccole Donne’, l’omonimo romanzo di Louise May Alcott, pubblicato nel 1868, raccontando il percorso di crescita delle sorelle March, quattro giovani donne determinate a realizzare i propri sogni, alla ricerca di se stesse in un mondo dove la figura femminile non è considerata al pari di quella maschile.

La regista, dopo Lady Bird (2017), decide di continuare il suo viaggio alla scoperta del mondo femminile, riuscendo a coinvolgere emotivamente lo spettatore contemporaneo grazie alla sincerità commovente con cui descrive i rapporti familiari, ma Piccole Donne non è solo la storia della famiglia March, è soprattutto un film che parla della possibilità di ognuno di scegliere la propria strada e andare contro i rigidi schemi di una società di stampo patriarcale. La pellicola parla di emancipazione, non solo della donna, ma anche dell’opera d’arte, costretta a sottostare alle regole del mercato e ai giudizi di chi bada più al valore monetario che a quello intellettuale.

La storyline, filtrata attraverso gli occhi di Jo (Saoirse Ronan), si sviluppa su due linee temporali parallele, decostruendo la struttura lineare del romanzo, tra presente e ricordo del passato, andando a conferire un nuovo ritmo al racconto degli eventi.

La fotografia amplifica la scelta della struttura narrativa. Le scene dalla luce calda, a prima vista, possono sembrare momenti che narrano l’infanzia delle ragazze, il tepore del focolare domestico e gli attimi felici nati dai primi incontri, dai piccoli gesti quotidiani e dai primi amori. In realtà, quella che viene raccontata è la parte creativa del romanzo: è Jo che sceglie di quali momenti renderci partecipi e soprattutto come raccontarli, andando a creare un legame emotivo più profondo con lo spettatore.

Le scene dalla luce fredda, più che al presente, corrispondono a una realtà dove le donne dell’oggi ripensano malinconicamente alle piccole donne di un tempo, si confrontano con ciò che sono e sono state, con i propri errori e con le scelte e i rimpianti che hanno definito le loro vite.

Pur incentrandosi gli avvenimenti sui personaggi di Jo ed Amy, ad ogni sorella viene dato il giusto peso e il giusto spazio. Tutte le figure femminili sono delineate minuziosamente, dai costumi ai caratteri, e sembrano quasi andare a sottolineare non quattro diverse donne, ma le diverse sfaccettature della personalità di un’unica donna. Ognuna di loro, anche per quegli aspetti più superficiali e conservatori, ha una sua quota di ribellione. Le sorelle March non vogliono essere solo mogli e madri. Lo spettatore, in questo modo, inizia a comprendere cosa voglia dire essere donna nell’Ottocento, cosa possa significare avere dei sogni e essere impossibilitati dal realizzarsi. Le donne o muoiono o si sposano e nel momento in cui si sposano, perdono tutto diventando proprietà del marito.

Bisogna, però, fare attenzione: nella pellicola le figure maschili non vengono affatto demonizzate o messe da parte. I personaggi femminili non vengono mai prevaricati da quelli maschili, caratterizzati da  estremo garbo e fragilità, quasi al limite tra virilità e femminilità. Emblematica, per tale motivo, è la scelta di Timothée Chalamet per interpretare il personaggio di Laurie.

Possiamo percepire, nella pellicola, la volontà di ognuna delle quattro donne di trovare il proprio posto in questo mondo misogino dove unica scelta è  sposarsi o morire, sia che si tratti di personaggi reali sia di fiction, come ricorda l’editore alla stessa Jo.

Il film, alle volte in modo più esplicito, alle altre in modo più recondito, è riuscito perfettamente a tratteggiare la figura della donna nell’Ottocento, da gli ostacoli da superare, fino alla disparità sociale e culturale tra uomo e donna.

La Gerwig parla alle giovani donne di oggi invitandole a ribellarsi e ad affermarsi come individui autonomi contro una società che resta, tuttora, fortemente maschilista.

«Le donne hanno una mente, hanno un’anima non soltanto un cuore! Hanno ambizioni, hanno talenti e non soltanto la bellezza! Sono così stanca di sentir dire che l’amore è l’unica cosa per cui è fatta una donna, sono così stanca di questo!»

Piccole Donne, attualmente nelle sale italiane, è stato candidato a 6 premi Oscar, tra cui miglior attrice protagonista a Saoirse Ronan e miglior sceneggiatura non originale per Greta Gerwig.