Calcio Napoli, dalla pizza ai cori contro Mourinho: due modi diversi di vivere il calcio

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Lunedì i tifosi del Calcio Napoli hanno offerto pizze ai tifosi parigini. Ieri a Torino novanta minuti di cori contro Mourinho.

Napoli e Torino, sponda bianconera: due modi diversi di approcciarsi al calcio e forse di intendere la vita.

Bellissimo il gesto dei tifosi partenopei che lunedì hanno offerto pizze alla tifoseria parigina, ringraziando, così, del bellissimo striscione della curva transalpina che recitava nella partita di andata: “benvenuti e frate nuoste napulitani”. E martedì tutti insieme, con le bandiere delle due squadre, sono entrate allo stadio in una atmosfera di festa quasi impossibile da vedere sui campi di calcio.

Questo è il calcio che ci piace e questi sono i comportamenti che potrebbero portare un qualsiasi padre di famiglia a farsi accompagnare dall’intera  famiglia a Parigi per vedere la partita e godere della bellissima città.

Al contrario, ieri, durante Juventus Manchester United, i tifosi bianconeri hanno insultato Mourinho per tutta la gara, ricevendo, alla fine della stessa la risposta del tecnico ex interista con la mano vicino all’orecchio come a dire: “non vi sento, non gridate più?”.

Questo episodio non è il primo che si verifica nello stadio della Juventus e, sicuramente, non sarà l’ultimo.

Calcio Napoli, dalla pizza ai cori contro Mourinho: due modi diversi di vivere il calcio

Cori contro Napoli, cori che inneggiano al Vesuvio, cori contro Ancelotti, Mourinho, striscioni che offendono i morti di Superga, vicinanza di molte frange con la n’drangheta (come ampiamente dimostrato): è questo lo sport che vogliamo? È questo l’esempio che dobbiamo trasmettere ai nostri figli? E che futuro potrà avere il calcio e la prossima generazione se non condanniamo tutto questo e se non puniamo in maniera esemplare le frange delle tifoserie che compiono questi atti?

Già dobbiamo assistere alle tristissime immagini dei genitori che inveiscono o si scagliano contro gli allenatori dei propri bambini o che invitano i figli ad entrare con cattiveria sull’avversario; già dobbiamo sopportare di vedere le partite in stadi fatiscenti e senza servizi: diventa sempre più difficile avvicinare i bambini a questo sport, portarli allo stadio e fargli capire che il rispetto per l’avversario o per qualunque essere umano stanno alla base di qualsiasi essere che voglia farsi chiamare Uomo.

Per questo mi sono sembrate assurde le prime pagine riportate dalla stampa sul gesto di Mourinho mentre doveva essere messo in evidenza il becero, reiterato e offensivo comportamento dello stadio juventino. Come al solito, in Italia, ci accorgiamo della pagliuzza nell’occhio degli altri senza accorgersi della trave che abbiamo nel nostro.

Non si tratta di vincere le partite sul campo: si tratta di vincere le partite della Vita, del rispetto per lo sport, per gli uomini di qualunque razza, colore, etnia essi siano: a cosa serve vedere le squadre che entrano in campo tenendo per mano i bambini mentre 50.000 persone si impegnano in cori razzisti e senza morale?

Si tratta di essere (infinito del verbo) umani nell’accezione più alta di questo termine e si tratta di lottare per un futuro migliore.

Se, ormai, la mia generazione ha fallito nell’infondere i valori, mi auguro che le prossime generazioni possano crescere diversamente: a noi il compito, almeno, di indicarne la via… anche attraverso un semplice articolo…