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Caivano: tra stigma e pregiudizio

Attualità Caivano: tra stigma e pregiudizio
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di Alfredo Grado – criminologo – Basterebbe soffermarsi sulla campagna elettorale in atto per capire l’importanza che riveste la cultura per i nostri amministratori. Basterebbe ascoltare le proposte ed i progetti di ciascuno per comprendere quanto stia a cuore l’erudizione, l’istruzione ed il benessere. Basterebbe partire da qui per tentare di capire come va il mondo, quali sono i suoi problemi e che cosa si dovrebbe fare a tal riguardo. E invece no!

Costantemente, ci mettiamo alla ricerca di una causa, personologica, sociale o relazionjale, al solo fine di dare un senso alle nefandezze umane o alle nostre paure. Turpitudini che sempre più spesso vengono analizzate e scomposte da quelle masse di internauti che assorbono il sociale, il politico, la cultura, generandone cosi il nulla. Ed in questo terreno, ove tutto si neutralizza, non è difficile imbattersi in rappresentazioni collocabili tra il sacro ed il profano. Come la storia di Maria Paola Gaglione, la 18enne morta per una caduta dal motorino mentre lo scooter su cui viaggiava col fidanzato Ciro Migliore veniva inseguito dal fratello di lei, Michele Antonio, accusato di omicidio preterintenzionale.

Sono diverse le motivazioni che secondo le masse avrebbero spinto Michele Antonio ad un gesto estremo. Gli orientamenti sessuali di Ciro, la salute mentale, la vendetta o altro ancora. Sta di fatto che di fronte a certi comportamenti non si può fingere di non vedere o non sentire ciò che invece è evidente. Il sessismo, perché è di questo che stiamo parlando, è un fenomeno a partire dal quale i rapporti sociali tra i sessi e la stessa sessualità vengono organizzati in base al principio tale per cui esisterebbe un ordine naturale dei sessi che porta a discriminare un sesso rispetto all’altro.

L’ordine sessuale costituito dal sessismo si riflette da un lato nella costruzione dicotomica dei ruoli di genere, dall’altro sancisce una determinata gerarchizzazione della sessualità che del pregiudizio omofobico ne è il fondamento. E arriviamo al punto.

L’omofobia è un costrutto complesso che designa due aspetti differenti di una stessa realtà: una dimensione personale di natura affettiva, che si manifesta attraverso il rifiuto degli omosessuali, e una dimensione culturale di natura cognitiva, riconducibile all’ambito della discriminazione e del pregiudizio al pari della xenofobia e dell’antisemitismo. Come dire, non è l’omosessuale in quanto individuo ad essere preso di mira dal rifiuto ma l’omosessualità come fenomeno psicologico e sociale. Non è un caso se i reati basati sull’omofobia vengono classificati come crimini d’odio poichè, come quelli razziali, sono fondati sull’intolleranza nei confronti della diversità.

Resta il fatto che nel nostro paese sembra esserci ancora una netta discrepanza fra i dati ufficiali e la manifestazione di tali reati nella quotidianità. In altre parole, le informazioni di cui si è a conoscenza sono parziali rispetto alla radice del problema e alle sue conseguenze. L’omofobia è espressione di un modello eterosessista che non solo regola i comportamenti e gli standard sociali, ma che condiziona altresì il comportamento psicosociale dell’individuo. In tal senso, preoccupa molto che in Italia gli atti di ostilità e violenza, o i reati, non vengano denunciati per timore o per effetto della stigmatizzazione della famiglia, della comunità o della società.

In conclusione, lo scenario che si configura non è incoraggiante e spinge a riflettere sulla necessità di cominciare a comprendere meglio un fenomeno che miete molte vittime. Solo attraverso un’ adeguata comprensione degli elementi che intervengono nel predisporre l’individuo a crimini d’odio di natura omofobica, si possono discernere quelle variabili su cui è possibile un intervento.

Caivano: tra stigma e pregiudizio
I gradi di espressione della violenza omofobica

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