Le “catene di Sant’Antonio” nell’era digitale. Cosa è cambiato?

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Nell’epoca di Internet, il digitale ha cambiato le nostre abitudini, cancellandone alcune e trasformandone altre. Anche qualche usanza popolare ha subito il fascino della rete, adattandosi alla velocità del web. Un esempio? Le catene di Sant’Antonio.

di Maria Sordino – Chi non ricorda le lettere nella cassetta della posta, scritte a mano, che promettevano disgrazie e sfortune a chi non avesse inoltrato, a un certo numero di persone, la stessa missiva? Quanti di noi le hanno strappate e quanti, invece, si sono sottomessi al superstizioso rituale? Oggi basta un click. Abbandonata la carta (buon per gli alberi!), sono arrivati i messaggini sui cellulari, sui social network e, ultima novità, anche su WhatsApp: una volta ricevuti ci si deve affrettare ad inoltrarli ai propri contatti, se non si vuol temere qualche sfortuna. Eccone alcuni esempi, che invadono quotidianamente il nostro spazio virtuale:

«Per favore avvisa tutti i contatti della tua lista di non aprire il video chiamato ”La danza di vottary”’. È un virus che formatta il tuo cellulare. Attento è molto pericoloso, lo hanno annunciato oggi alla rai tv. Diffondi a tutti come puoi!».

   «Sabato mattina WhatsApp diventerà a pagamento! Se hai almeno venti contatti manda questo messaggio a loro. Così risulterà che sei un utilizzatore assiduo e il tuo logo diventerà blu e resterà gratuito».

   «Giralo per favore. Bimbo 17 mesi necessita sangue gruppo B positivo per leucemia fulminante, fai girare l’sms per favore è urgente. Inviala a tutti i tuoi numeri è importantissimo».

Un po’ di ‘storia

Le catene di Sant’Antonio sono nate nella prima metà del Novecento con intenti diversi da quelli che oggi conosciamo: la distribuzione a catena di lettere ad amici e conoscenti era ispirata da finalità religiose, per ottenere benefici e grazie ultraterrene (da qui il nome). Chi la riceveva doveva recitare “tre Ave Maria a Sant’Antonio” e proseguire la diffusione per godere di una vita rosea; l’interruzione della catena avrebbe invece causato disgrazie. In tempi più recenti, negli anni ‘80 e ‘90, sono diventate il divertimento dei ragazzini: eliminata la componente strettamente religiosa, con lo stesso meccanismo veniva inoltrata una lettera, pressoché identica a quella ricevuta, ad un certo numero di amici, con l’invito a continuare la diffusione della catena.

E oggi?

Fino a poco tempo fa, le catene di Sant’Antonio venivano diffuse tramite email, per nascondere, spesso, il tentativo di raccogliere indirizzi di posta elettronica da vendere successivamente ai pubblicitari (spammers). Le catene ritornavano, infatti, al mittente con centinaia di nominativi; questi venivano raccolti e poi ceduti al mercato in base al peso (in bites ovviamente). Su Whatsapp, dove non è possibile la massiva raccolta di dati altrui, possiamo distinguere due tipi di catene di Sant’Antonio. Le prime sono quelle che contengono un link (un esempio è quello con l’invito a cliccare per ottenere uno sconto in qualche famosa catena di negozi, ecc.). In tal caso, spesso il link è collegato a un virus o all’attivazione di qualche servizio a pagamento. Ci sono poi quelle che non contengono link ma solo frasi allarmistiche o promozionali. In questo caso, il messaggio non è pericoloso. In verità non ha alcuno scopo se non quello di divertire chi lo ha creato.

E infine…

Qualche anno fa, la Cassazione si è occupata delle Catene di Sant’Antonio relative al web surfing e, con la sentenza numero 37049/2012, le ha dichiarate illegali. In realtà, nel caso di specie si trattava di un utilizzo un po’ troppo furbesco del mezzo e le catene incriminate erano utilizzate, da parte dei titolari di alcuni siti web, per l’accaparramento di nuovi clienti tramite la promessa di incentivi a tutti gli iscritti che avrebbero reclutato i loro amici, invitandoli con catene a far parte della piattaforma.