Cgil: “gelo” tra Maurizio Landini e il Governo M5S-Lega

485
Cgil: “gelo” tra Maurizio Landini e il Governo M5S-Lega

Maurizio Landini: il neo segretario Cgil ha lanciato frecciate all’Esecutivo “gialloverde”. Il premier Conte non ha voluto incontrarlo.

Non è iniziato sotto i migliori auspici il rapporto tra il nuovo corso della Cgil (targato Maurizio Landini) e il Governo M5S-Lega. Il nuovo segretario generale dello storico sindacato ha infatti chiamato il premier Giuseppe Conte per chiedergli un incontro, ricevendo una risposta glaciale: “Ho già visto i sindacati una settimana fa” (quando segretaria della Cgil era ancora Susanna Camusso).

Come riporta “Lettera 43”, il rapporto è a dir poco “freddo”, visto che il premier, intervenuto al congresso del Movimento cristiano dei lavoratori proprio nello stesso periodo di quello della Cgil a Bari,. ha sottolineato allo storico segretario Carlo Costalli che “lui non va da tutte le parti dove è invitato”.

Cgil vs Governo “gialloverde”: i temi dello scontro

Lo stesso Landini, al suo esordio, ha sottolineato che “Di Maio e Salvini non hanno mai lavorato in vita loro”, visitando inoltre il Cara di Bari per sottolineare la distanza sulle politiche dell’immigrazione.Cgil: “gelo” tra Maurizio Landini e il Governo M5S-Lega Lo scontro tra le parti riguarderà molti temi, a cominciare dal reddito di cittadinanza, che per il sindacato fa confusione tra assistenza e politiche attive, distribuendo male tantissime risorse. Polemiche anche su quota 100, che, a parere della Cgil, con il contributivo è penalizzante soprattutto per le donne. Il sindacato, preoccupato dalle pensioni delle generazioni future, non ha inoltre metabolizzato la conferma del congelamento dell’indicizzazione degli assegni dai 1500 euro in più.

Senza dimenticare l’introduzione del salario minimo, che toglierebbe potere alla contrattazione nazionale, e la minaccia di ricalcolare con il contributivo gli assegni dei sindacalisti, limitando non poco il sistema dei distacchi. Infine, la Cgil teme la riforma della rappresentanza, introducendo quel principio per cui “un voto vale un voto” nelle assemblee e ai referendum confermativi degli accordi, sospettando che finiscano per essere premiate anche le sigle autonome, le quali, a differenza dei confederali, hanno meno difficoltà a parlare col M5S.