Amazon, il dramma dei lavoratori di Rieti: licenziati in 300 a gennaio

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Due lavoratori del centro distribuzione di Amazon sulle condizioni in cui sono costretti ad andare avanti. “Ogni minuto di ritardo, decurtato un quarto d’ora di stipendio”

“Ci avevano assicurato, sindaco in primis, che con l’arrivo di Amazon noi di Fara Sabina avremmo trovato finalmente un posto di lavoro sicuro. Niente di più falso”. Sono molto forti le parole di due lavoratori del centro distribuzione Fco1 di Passo Corese (Rieti). E denunciano, attraverso le pagine de Il Messaggero, quanto sta accadendo all’interno della struttura. Proprio li’ dove, dal sogno di un’occupazione certa, si e’ passato all’incubo, anzi, alla realta’, di piu’ di 300 persone mandate a casa, entro i primi giorni di gennaio. Nonostante la maggior parte avesse contratti interinali full time.

E di certo non puo’ dire di star bene chi e’ rimasto. In quanto, come viene raccontato, e’ stato assunto con il Mog (monte ore garantito). Che ha scadenze diverse a seconda del giorno di assunzione (con termini previsti tra febbario e marzo). Infatti, superato il periodo delle feste di Natale, adesso i lavoratori vengono chiamati al massimo due giorni a settimana. “E in questo modo, secondo loro chi ha una famiglia come fa a contare su un’entrata tanto precaria?”. Piacerebbe davvero saperlo.

“Il 3 gennaio – proseguono i due – ci siamo recati al centro per il turno, ma quando siamo andati a passare il badge risultava bloccato. Eravamo tantissimi fermi ai tornelli. Non capivamo. Inizialmente da Amazon hanno fatto finta di niente, poi ci hanno detto che era stato commesso un errore e i badge erano stati bloccati in anticipo. Dopo aver atteso per circa mezz’ora, mentre la tensione cresceva, ci hanno fatto entrare. Ma lavorare in quello stato era impossibile. Una volta aver visto bloccati i badge, è stato chiaro a tutti che non ci avrebbero richiamati. Anche perché la comunicazione di rinnovo avviene, via messaggio, qualche ora prima del turno da svolgere. E’ stata una giornata terribile. Tutt’intorno era un piangi piangi. E a poco sono servite le scuse di manager e leader”.

“Questa sorte – continuano sulle pagine del quotidiano – è toccata soprattutto a noi di Fara che non siamo entrati a settembre. Ad essere assunti a tempo indeterminato, al contrario delle promesse politiche, sono soprattutto persone provenienti da Rieti, Roma, Fiano Romano, Napoli e Caserta. Ci hanno tenuti costantemente sotto pressione, per aumentare la produzione, ma tutto dipende dall’immagine che di noi danno i manager e i leader. Prima potevamo vedere sui computer il tasso di produzione, ora non è più possibile. E dobbiamo fidarci di quanto ci viene comunicato. Ma poi, abbiamo visto, che non sono state riconfermate nemmeno le persone premiate per aver fatto un record di produzione. Sarà un caso?”.

“Tutto viene comunicato via telefono, con pochissimo preavviso. Il sistema di lavoro è sicuramente pressante e stressante. Continuamente veniamo incitati ad aumentare la produzione e alla puntualità. Per ogni minuto di ritardo, – concludono – all’entrata o al rientro dalla pausa (che è di 30 minuti totali), ci viene decurtato un quarto d’ora dallo stipendio”. Condizioni estremamente difficili in cui lavorare. Ammesso che cio’ si possa definire tale.