La drammaturgia di Borrelli per il nuovo triennio dello Stabile

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Le grida de La Cupa di Borrelli incantano il San Ferdinando

Presentato in conferenza stampa dal 10 aprile e fino al 6 maggio, al teatro San Ferdinando, lo spettacolo di Mimmo Borrelli in versi, canti e drammaturgia in due parti, “La Cupa. Fabbula di un omo che divinne un albero”. 

di Giuseppe Giorgio – Un progetto che parte da lontano quello di Mimmo Borrelli. O meglio, un’opera di teatro totale che vede lo straordinario autore, attore e regista napoletano, da sempre in lotta con il tempo dei Teatri Stabili Nazionali, pronto per presentare dal 10 aprile e fino al 6 maggio, al teatro San Ferdinando, il suo spettacolo  in versi, canti e drammaturgia in due parti, “La Cupa. Fabbula di un omo che divinne un albero”.

Presentato in conferenza stampa alla presenza del direttore, Luca De Fusco, il quinto lavoro dello scrittore puteolano prodotto dal Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale, documenta così il primo capitolo della “Trinità della Terra” che giunge dopo la “Trinità dell’Acqua” composta da “’Nzularchia”; “’A Sciaveca” e “La Madre, ’i figlie so’ piezze ’i sfaccimma”.

Con lo stesso Borrelli in scena in compagnia con Maurizio Azzurro, Dario Barbato, Gaetano Colella, Veronica D’Elia, Renato De Simone, Gennaro Di Colandrea, Paolo Fabozzo, Marianna Fontana, Enzo Gaito, Geremia Longobardo, Stefano Miglio e Autilia Ranieri , “il lavoro – come ha affermato l’autore- passa nuovamente per quel mio avamposto spirituale rappresentato dai Campi Flegrei e propone al pubblico il frutto di una sorta di intervista a quegli scavatori di tufo custodi dei segreti degli operai romani che prima di tutti, da inventori di precise tecniche, furono i pionieri dell’abusivismo e dello svuotamento del tufo nell’area flegrea”.

“Uno spettacolo dal grande impegno – ha detto il direttore De Fusco a proposito del lavoro di Borrelli – un lavoro che, a parte la sera del debutto al San Ferdinando e qualche altra occasione, sarà presentato al pubblico in due parti in sere diverse. Borrelli è un autore nazionale più vicino al Piccolo di Milano che allo Stabile della sua città che tuttavia, in questa occasione, arriva a Napoli nonostante lo Stabile di Roma, e non è la prima volta che la cosa accade, sia venuto meno all’ultimo momento al suo impegno di co-produttore.

Con gli amici romani, si era pensato di dare vita ad un vero e proprio evento diviso tra Napoli e Roma ma nonostante il loro dietro-front faremo in modo, anche solo con le nostre forze,  di rendere lavoro capace di aprire al meglio il mio nuovo triennio appena confermato”.  Con le scene di Luigi Ferrigno; i costumi di Enzo Pirozzi; la drammaturgia dei suoni di Antonio Della Ragione e le luci di Cesare Accetta, “La Cupa” firmata Borrelli, porterà sul rivoluzionato palco del San Ferdinando, per l’occasione stravolto dalle scelte dell’autore e regista, un altro sorprendente viaggio nella lingua-universo di  un drammaturgo moderno a pieno merito considerato come uno dei maggiori autori teatrali contemporanei italiani.

“Nel testo- ha detto Mimmo Borrelli – ancora una volta parlo di me attraverso i miei personaggi, analizzando, stavolta, la possibilità e le difficoltà di una eventuale paternità. Una drammaturgia che scaturisce dai 15 mila versi inziali ridotti a duemilacinquecento per le due parti del copione finale di circa 1 ora e 20 minuti l’una. Per il pubblico, due storie posizionate in una dimensione temporale indefinita.

Due parti che, partendo dalla leggenda raccontata dagli scavatori di tufo circa la triste vicenda di un padre che perde i suoi figli, attraversano, nel segno di una voluta negazione del senso paterno, i drammatici temi del mercato clandestino delle adozioni e del traffico dei bambini e degli organi umani”.

“Un lavoro- ha continuato Borrelli- che osserva il fallimento della paternità come l’emblema di  un mondo allo sbando. Una ricerca antropologica espressa con un linguaggio complesso che tuttavia diventa comprensibile grazie al ritmo dei suoni che l’accompagnano. Un’opera teatrale, uno spettacolo politico realizzato con  sudore e fatica  dove gli attori, spesso sono considerati come l’ultima ruota del carrro, assumono un ruolo fondamentale fino a rappresentare l’unica vera risorsa per tenere in piedi il teatro”.

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