lunedì, Luglio 4, 2022

A “La Sapienza” la lectio magistralis di Adriano Pistilli sui siti contaminati

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Adriano Pistilli è da circa un anno che nelle Università sta illustrando tutto il lavoro fatto nella sua regione, la Campania, nella tristemente nota Terra dei Fuochi.

Sono contentissimo, felice, raggiante, che l’Università di Roma “La Sapienza”, che io considero la migliore Università italiana, abbia deciso di ospitarmi”: queste le parole di un visibilmente emozionato Adriano Pistilli che l’8 giugno ha tenuto la lectio magistralis “Siti contaminati e bonifiche ecocompatibili” durante il Dottorato in Ingegneria Ambientale ed Idraulica. Pistilli è da circa un anno che nelle Università sta illustrando tutto il lavoro fatto nella sua regione, la Campania, nella tristemente nota Terra dei Fuochi.

Ho semplicemente voluto raccogliere tutte le perizie, gli studi e le pubblicazioni di quasi 15 anni, metterle insieme in questo seminario e offrirle gratuitamente agli studenti per cercare di raccontare le problematiche ambientali della mia amata regione ma anche per sfatare alcuni miti come la pericolosità dei prodotti agricoli. Innanzitutto dobbiamo specificare che i suoli della Campania, oltre ad essere i più fertili del sistema solare (e per questo i nostri prodotti agricoli sono i più buoni), hanno anche la straordinaria capacità di intrappolare gli inquinanti rendendoli quasi inerti: è la Capacità di Scambio Cationico. Il motivo è che i nostri terreni sono ricci di sostanza organica, di argilla, sono ricchi di sali minerali grazie al contributo dei nostri vulcani (il Vesuvio, il Roccamonfina e i Campi Flegrei) e abbiamo un Appennino calcareo che con l’erosione eolica e il trasporto delle particelle arricchisce di calcare i terreni campani. Questo miracolo di Madre Natura fa sì che i nostri terreni abbiamo una grande resistenza agli inquinanti”.

Quando ci apprestiamo a studiare dei siti contaminati non possiamo limitarci a confrontare i valori che troviamo sul nostro sito con i limiti previsti dalla legge in funzione della specifica destinazione d’uso. Dobbiamo innanzitutto considerare i valori naturali di fondo, quelli geologici: in Campania ad esempio troviamo una maggiore quantità di Berillio, Tallio e Vanadio, ma ciò non è dovuto all’inquinamento ma solo alla natura vulcanica dei suoli. Nel caso dei terreni agricoli poi dobbiamo verificare la biodisponibilità degli inquinanti: se sono solubili (e quindi potrebbero essere assorbiti dalle radici) oppure no; dobbiamo verificare la mobilità dell’inquinante, se una volta assorbito riesce a trasmigrare dalla parte sotterranea alla parte aerea (dove si trova generalmente la parte commestibile) come il Cadmio, oppure se contaminerebbe solo le radici come nel caso del Cromo e del Piombo; alla fine è bene studiare l’apparato radicale, una radice tuberificata come quella della patata o della carota ha un comportamento diverso rispetto alle radici del pomodoro ad esempio”, ha concluso il relatore.

Tutti i presenti hanno mostrato interesse e attenzione per l’evento e si sono salutati con l’intesa di continuare a confrontarsi su una problematica importante come i siti contaminati.

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