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Nunzio Perrella: “Se ammazzate la Capacchione avete finito di lavorare”!

Nunzio Perrella, ex camorrista sa bene quale bufera potrebbe scatenare la morte di un giornalista. Dopo aver pagato per intero il suo conto con la giustizia è tornato a far sentire la sua voce. Lo ha fatto affidando ad un libro che ha scritto con il giornalista Paolo Coltro – “Oltre Gomorra. I rifiuti d ‘Italia”, edito dalla casa editrice Cento Autori – le sue memorie di ex camonista e di ex business man dei rifiuti.

di N.P. – “Era una delle poche persone ad aver capito che la provincia di Caserta stava trasformandosi in un terminale di veleni. Andava in tutte le discariche a fotografare. Si informava. Conosceva molti dei personaggi del traffico dei rifiuti. E poi scriveva. Scriveva molto, e i suoi articoli davano parecchio fastidio…. Con il suo modo di fare era diventata un pericolo per tutti. Per questo motivo andava messa a tacere. Per sempre“. La condanna a morte per Rosaria Capacchione, attuale senatrice del Pd, per quasi trent’anni cronista di nera e di giudiziaria della redazione casertana del Mattino, viene avanzata nel corso di un summit al quale partecipano Nunzio Penella, esponente di spicco dell ‘omonimo clan camorristico del Rione Traiano, e un ristretto numero di imprenditori che da qualche anno reggono le fila di un lucroso traffico di rifiuti che dalla Toscana conduce direttamente a Castel Volturno, Sessa Aurunca e ad altre località del Litorale Domizio. Le discussioni che, in quei giorni, animano l’annunciato divorzio tra Napoli e Maradona, sono rimaste fuori dalla stanza. Più che del calcio e dei destini del “Pibe De Oro” al padrone di casa interessano gli articoli della Capacchione. Cronache puntuali dal fronte sversamenti, che non fanno sconti a nessuno: né ai trafficanti di veleni, né ai gestori delle discariche di Terra di Lavoro, e nemmeno alla pletora di sindaci, assessori e politici vari che, come le tre scimmiette, non vedono, non sentono e non parlano.

Paolo Coltro

L’emergenza rifiuti, nelle forme in cui si scatenerà a partire dal 1994, è ancora di là da venire. Ma i segnali ci sono tutti. Le denunce che, come pece bollente, dalle colonne del più importante quotidiano del Mezzogiorno piovono anche sui palazzi della politica campana, rischiano di minare dalle fondamenta gli affari messi in piedi dai vari Gaetano Cerci, Cipriano Chianese, Francesco Di Puorto, Giorgio Di Francia, Luigi Cardiello, Luca Avolio, Francesco Cardella, Luigi Caterino, Gaetano Vassallo, Giacomo Diana, Mariano Fornaciari, e via dicendo. Ma anche quelli di Nunzio Penella, che nella monnezza aveva trovato un business più redditizio della cocaina che, fino a qualche anno prima importava direttamente dalla Colombia. Così quando, nel 1989, da palazzo Santa Lucia arriva lo stop al trasferimento dei rifiuti prodotti fuori dei confini della Campania, che nei fatti significa cancelli sbarrati per i tir provenienti carichi di oli esausti e altri velen i prodotti dalle industrie del nord, qualcuno vede nella cronista del Mattino il nemico da abbattere. Lo dice chiaramente, senza timore di essere equivocato, il padrone di casa, che ha organizzato l’incontro. Devo riconoscere che quella donna ha avuto molto coraggio. Non l’aveva intimorita la visita in redazione dell’avvocato Cipriano Chianese, il deus ex machina della Resit, che rivendicava  un’antica amicizia con Antonio Bardellino. E nemmeno le minacce di cui sicuramente era a conoscenza. Minacce reali, anche perché in quegli anni trovare un killer disposto a chiuderle per sempre la bocca non era cosa difficile, né costosa”, spiega Perrella, che dopo aver pagato per intero il suo conto con la giustizia è tornato a far sentire la sua voce. Lo ha fatto affidando ad un libro che ha scritto con il giornalista Paolo Coltro – “Oltre Gomorra. I rifiuti d ‘Italia”, edito dalla casa editrice Cento Autori – le sue memorie di ex camonista e di ex business man dei rifiuti.

La filiera dello smaltimento illegale condotta con metodi legali era entrata in crisi, complici anche gli articoli della Capacchione. Lo sapevo. Ma sapevo anche – aggiunge Perrella – che assecondare quel progetto omicida, di cui erano certamente a conoscenza gran parte degli imprenditori che reggevano le fila del traffico di rifiuti, avrebbe causato molti più danni delle denunce della giornalista. Per questo motivo mi opposi con decisione, stappando la discussione sul nascere“.

All’epoca dei fatti – prosegue Perrella – ero socio di Mariano Fornaciari, titolare della Italrifiuti, che dalla Toscana spediva i rifiuti in Campania. Delle discariche mi occupavo io, servendomi della consulenza – chiamiamola così- di un giornalista ambientalista che, ironia della sorte, collaborava per la stessa testata per la quale scriveva la Capacchione. Era lui a fare i sopralluoghi e a riferirmi delle disponibilità. Io mi muovevo solo per accordarmi con il proprietario del sito“. Perrella agisce in totale autonomia, anche perché la camorra – quella dei Casalesi e dei clan del Nolano, giusto per intenderci – non ha ancora capito come e perché la monnezza può trasformarsi in oro. Lo apprenderà qualche anno più tardi, infierendo in maniera ancora più selvaggia e brutale nei confronti di un territorio nel quale, malgrado tutto, saranno condannati a vivere (e spesso anche a morire), assieme ai loro figli.

GUARDA IL VIDEO: https://youtu.be/Bj0lC8_RXHs

 

Articolo pubblicato il: 20 Gennaio 2017 16:38

Redazione

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