I puntini sulla A. VAR…gogna: la solita storiella all’italiana

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Sono ben 52 gli interventi del VAR, dopo il girone d’andata, che hanno determinato modifiche alle decisioni dell’arbitro sul campo rimediando ad evidenti errori di valutazione. Il giudizio è decisamente positivo ma, nelle ultime partite, si è evidenziata una pericolosa tendenza.

Partiamo subito dalla considerazione che lo strumento del VAR è stato introdotto in fase sperimentale e la Serie A è stata una delle Leghe che sono state favorevoli all’introduzione della tecnologia come aiuto all’arbitro. Diciamo anche che dall’anno prossimo anche sui campi di Spagna ed Inghilterra il VAR sarà introdotto. In poche parole sembra ormai chiaro che indietro non si torna ed in effetti un eventuale abbandono della tecnologia sul campo equivarrebbe, nell’era moderna che si basa sull’energia elettrica, al ritorno alle candele o ai lampioni ad olio.

Il “fine” è semplice: aiutare l’arbitro con l’ausilio delle immagini TV nella valutazione di situazioni poco chiare o al limite; tutto in nome della regolarità e della giustizia.

Tutto molto bello come un manuale di diritto amministrativo ma in pratica le cose cambiano e cambiano sempre per volontà dell’essere umano, troppo impegnato ad affermare le proprie necessità piuttosto che applicarsi al bene comune.

Detto ciò, è vero che l’ausilio del VAR è a discrezionalità dell’arbitro (almeno per ora questa è la regola) ma è anche vero che il dubbio dovrebbe venire naturale e, naturalmente, si dovrebbe chiedere la possibilità di rivedere l’azione solo per l’eventualità di aver commesso un errore.

Ed ecco, quindi, presentarsi una tipica storia all’italiana: fatta la legge trovato l’inganno. Per evitare l’uso del VAR, è lo stesso arbitro che “decide” di aver visto bene e di non aver bisogno dell’aiuto tecnologico: tutto nelle regole, ovviamente, a totale discapito della verità e della regolarità dell’incontro. Chi ne beneficia? Incredibile a credersi: la Juventus… per ben due volte!!! Che gli arbitri, poi, vengano fermati per uno o due turni, poco importa: l’importante è, come al solito, difendere gli interessi del più forte… altro tipico atteggiamento italiano. Meglio uno o due turni fermi che rischiare di non arbitrare più.

I puntini sulla A: VAR…gogna: la solita storiella all’italiana

Personalmente credo che il danno provocato da questi atteggiamenti arbitrari ed arbitrali siano più grandi della semplice conseguenza in classifica. Non credo che una squadra che lotti per lo scudetto, sapendo di poter ricevere dei torti, riesca a giocare serenamente. Al Napoli è già capitato tre anni fa: ad Udine (dopo che il giorno prima la Juventus era stata palesemente avvantaggiata nel derby) fu espulso Higuain per 4 turni ed i giocatori persero la testa, perdendo anche la partita. Il Napoli non riprenderà più il primo posto, ovviamente.

Non bisogna sottovalutare le conseguenze psicologiche di questi errori: la pressione che possono arrecare, può essere devastante e, se aggiungiamo, che gli errori vanno sempre in una direzione, la componente psicologica può diventare determinante.

Dopo un girone d’andata piuttosto tranquillo (proprio grazie al VAR) sembra che il vecchio detto “in dubio, pro Juve” debba tornare ad essere la regola principale del campionato italiano. Perché? Forse non lo sapremo mai, ma il dubbio che il campionato “debba” essere indirizzato sempre nella stessa direzione è fortissimo anche col VAR.

Quali le soluzioni? Nel tennis o nella pallavolo si può chiedere all’arbitro (semmai solo una volta a partita o una per tempo di gioco), da parte degli interessati, di rivedere l’azione alla TV (nel tennis c’è il cosiddetto “occhio di falco”). Non sono rari i casi di errori arbitrali evitati grazie all’intervento del giocatore o della squadra interessata. Ciò toglierebbe all’arbitro quella discrezionalità (o supponenza) che rischia di minare la credibilità di uno strumento utilissimo e sacrosanto.

Per quest’anno, però, si proseguirà così e solo la speranza di una maggiore “coscienza” da parte della classe arbitrale, può far sperare nella regolarità di un campionato troppe volte, in passato, stuprato da decisioni assurde che ne hanno cambiato la storia e l’albo d’oro.

Il tifoso sogna, spera, gioisce per la propria squadra: non continuate a rovinare il giocattolo più bello nelle mani degli italiani. Basta un po’ di coscienza, niente altro…