“Le Baccanti” di Euripide al Teatro Grande di Pompei

0
560

Grande affluenza di pubblico al Teatro Grande  di Pompei per una delle più grandi opere teatrali di tutti i tempi controversa e ambigua allo stesso tempo ma di grande effetto scenico.

di Carlo Farina – La prima rassegna di drammaturgia antica Pompei Theatrum Mundi, che il Teatro Stabile di Napoli in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei, ha fortemente voluto e prodotto, ha messo in scena lo scorso 14 luglio, il debutto del penultimo spettacolo di questa fortunata rassegna, con Le Baccanti di Euripide. L’adattamento e la regia dello spettacolo è stata affidata ad Andrea De Rosa, che ha dovuto subito affrontare la prima e più insidiosa difficoltà di questo importante lavoro di Euripide: la messa in scena del protagonista, visto che si trattava di un dio, Dionisio. L’argomento quindi è di carattere religioso, e il tema “sacro” di tutta l’opera, pone numerosi interrogativi inquietanti e volendo ambigui. Tuttavia, la macchina scenica fatta di luci, curate da Pasquale Mari, di sound designer e musiche originali affidate al G.U.P. Alcaro e Davide Tornat, e di scene di Simone Mannino, hanno “aiutato” egregiamente il regista nel difficile lavoro di adattamento del testo che si è basato sulla traduzione di Davide Susanetti, pubblicata da Carocci Editore. Una brava Federica Rossellini, con delirante litania, ha dato voce a Dionisio, attraverso un vecchio microfono a filo, dal quale è partita la drammatica vicenda dei cittadini di Tebe, le cui donne sono state rese pazze da Dionisio, che vuole a tutti i costi dimostrare la sua natura divina e punire coloro che dubitano di tale potere. Invano Penteo, egregiamente interpretato da Lino Musella, il giovane re di Tebe, si oppone ai riti orgiastici e vergognosi che Dionisio ha voluto per sé, pagando con una morte atroce un’ingiusta e iniqua punizione. I due vecchi, Tiresia e Cadmo che, in abiti femminili e ridicoli, favoriscono i baccanali ed entrano subito in contrasto con il re di Tebe, sono stati interpretati rispettivamente da Marco Cavicchioli e Ruggero Dondi, con una recitazione convincente e vigorosa. Grande plauso per l’intensa e lancinante interpretazione di Cristina Donadio, perfettamente calata nel ruolo di Agave, la disperata e fallace madre di Penteo che, divenuto oggetto di lancio di pietre da parte delle baccanti, è ucciso dalla follia insensata di una madre che crede di avere tra le sue mani la testa di un leone mentre invece, è quella del figlio Penteo. I due messaggeri sono stati affidati ai bravi Matthieu Pastore e Emilio Vacca, mentre Irene Petris e Carlotta Viscovo interpretavano il Coro. Incisiva, inoltre, la partecipazione delle allieve della  Lo spettacolo, anche se a tratti assume toni talvolta troppo “moderni” e sofisticati, riesce tuttavia a dare alla vicenda quei toni drammatici e soprattutto affascinanti, attraverso la rappresentazione del dio Dionisio, che nella sua efferatezza, si rivela fragile e contraddittorio, debole e potente, lasciando nel dubbio uno spettatore soddisfatto di un lavoro teatrale, convincente e appagante.