La Storia del Calcio Napoli che diventa un’opera d’Arte

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“Il Napoli nel Mito” – Storie, Campioni e Trofei mai visti al Mann” è la prima Mostra che ha portato il Calcio Napoli nel prestigioso Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Novantunanni anni di Calcio Napoli, una della squadre più amate e seguite del Mondo scanditi dal racconto simbiotico di un Club e una città unite da un legame eterno e indissolubile.
La Storia del Calcio Napoli – illustrata attraverso Trofei, campioni, immagini, momenti salienti ed emozionanti – narrata parallelamente al contesto e alla evoluzione della nostra terra.
Una iniziativa, quindi, sia di valenza  sportiva che sociale, declinata anche da un osservatorio speciale di natura scientifica, accademica e letteraria.
La SSC Napoli è lieta di ospitare quotidianamente gli interventi di giornalisti e scrittori che hanno dedicato uno sguardo particolare ai singoli argomenti pregnanti che costituiscono i temi principali e i capitoli portanti ai quali è ispirata l’intera Mostra.
Un itinerario narrativo che arricchisce e impreziosice un evento unico e senza precedenti.
“Il Napoli Nel Mito”, perché solo la passione azzurra può trasformare la Storia in Leggenda.

Pubblichiamo il primo capitolo della guida che scandisce la Mostra al Mann con il racconto sugli stadi azzurri di Antonio Giordano, firma de “Il Corriere dello Sport”:

LA CASA DEI SOGNI
Di Antonio Giordano 
Chissà com’erano i campi, all’epoca, se sapevano di polvere e caos, come ce li raccontavano i nonni, o rappresentavano (semplicemente) l’impasto del sogno? E certo che a guardarli nelle foto, o intrufolandosi con lo sguardo in quelle immagini bianco & nero che racchiudono il fascino nostalgico del vissuto, c’è il sospetto, neanche tanto vago, che nulla sia cambiato, che la distanza con il resto dell’universo calcistico sia rimasta immutata, forse persino dilatata: perché in quei giorni di tanti e tanti anni fa, c’era ben altro a cui pensare, tra gli echi delle guerre e gli effetti d’una crisi, tra la miseria post-bellica e la ricerca d’un futuro da scorgere tra le macerie e il rumore sordo di pallottole vaganti nella memoria. Però, che tenerezza: uomini accatastati ad inseguire una favola, a disegnarsi un microcosmo nel quale restare dentro, aggrappati alla dimensione onirica (ed a volte anestetizzante) del calcio, cappelli lanciati al vento e braccia agitate al cielo, in un intreccio che sa di magia. Ma certo, sono i luoghi della memoria, rappresentano la storia, e graffiano sulle pareti dell’anima d’una città baciata dagli dei che va attraversata ripercorrendo, magicamente, un tragitto immaginifico che conduce dal Mandracchio al San Paolo e poi, lasciatevi andare, semmai nell’ignota galassia che apparterrà alle generazioni che verranno. Mandracchio è un suono buffo, sa d’epica o d’ironia, forse d’iperbole cinematografica, ma è stata un’arena, un anfiteatro di quel calcio rugoso ch’è andato in scena (praticamente) tra via Cristoforo Colombo, via De Pretis e via De Gasperi, un pallone ch’è rotolato poi nel traffico…. Ma prima che s’arrivasse al San Paolo, imponente e cattedratico, un santuario moderno (nel 59′) poi sfregiato del suo passato, il calcio s’è lasciato andare dolcemente, od ossessivamente, tra Agnano e Bagnoli Ilva, l’Open Air e l’Ascarelli, il Littorio, l’Arenaccia e l’Orto Botanico e ancora il Vomero, come se fosse stampato nei versi di Starnone o facesse da sfondo appassionato all’universo di un’amica geniale, il Napoli, ch’è una squadra, una dolce, vecchia donzella che ha bisogno d’una casa, d’uno stadio che non la facesse sentire distante dal Mondo. Chissà come sarà il San Paolo che verrà, semmai verrà?
 (sscnapoli)