Migranti: la proposta del sindaco di Ventotene

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Il sindaco di Ventotene, Gerardo Santomauro, ha proposto l’accoglienza di famiglie di migranti e minori non accompagnati per salvare l’isola dallo spopolamento.

di Maria Sordino – A Ventotene vivono 200 residenti e ci sono solo 2 alunni iscritti alle medie e 8 alle elementari. Pochissimi, per un’isola che in estate arriva ad essere affollata anche da cinquemila vacanzieri e, soprattutto, una realtà difficile da immaginare per chi è abituato a vivere nelle città metropolitane del nostro bel Paese. Eppure, ci sono genitori pronti a lasciare la casa e a trasferirsi per far studiare i propri figli. Il sindaco di Ventotene, per ovviare alla situazione, ha avuto un’idea: puntare sull’accoglienza di famiglie e minori non accompagnati, sia italiani che stranieri, per evitare che la scuola elementare e media chiudano i battenti a causa di un numero troppo esiguo di alunni. Per questo è pronto a mettere a loro disposizione la casa-alloggio per anziani, trasformandola in una casa famiglia. Un’idea di ampio respiro, che lancia un messaggio forte: educare tutti a vivere insieme. Del resto la scuola si potrebbe salvare anche ricorrendo alle lezioni in videoconferenza…

E mentre in Europa si dibatte sui divieti agli sbarchi e crescono forze xenofobe, Ventotene aspira a tornare ad essere il centro di una diversa politica dell’Ue, fondata sull’integrazione e sull’accoglienza ai deboli che vivono in pace. Con loro, assicura il sindaco, arriveranno fondi e servizi anche per gli abitanti dell’isola, grazie al Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR). Ma molti genitori dei bambini di Ventotene non sono d’accordo: c’è chi sostiene che i bambini migranti rallenterebbero drasticamente il percorso di apprendimento e chi dice che l’isola non dispone dei mezzi giusti per l’integrazione. Un problema da adulti, perché i bambini non badano al colore della pelle.

Una curiosità – Quella del sindaco Santomauro è un’apertura a cui Ventotene non è nuova: tra il 1941 e il 1944, tre detenuti politici di orientamenti diversi, un ex comunista, un socialista e un liberale, durante il confino sull’isoletta pontina, gettarono le basi per la nascita dell’Unione Europea con il ‘Manifesto per l’Europa’ (Altiero Spinelli, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi), che auspicava alla creazione di “un saldo Stato federale, il quale disponga di una forza armata europea al posto degli eserciti nazionali” e che “spezzi decisamente le autarchie economiche, spina dorsale dei regimi totalitari, responsabili delle crisi, delle guerre, delle miserie e degli sfruttamenti che travagliano la nostra società e che inevitabilmente considerano gli altri Stati come concorrenti e potenziali nemici”.