Il Fidelio di Beethoven trionfa al Teatro San Carlo

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Due serate emozionanti di grande musica, sancite dal ritorno sul podio del Massimo napoletano, di Zubin Metha.  

di Carlo Farina – È ormai cosa risaputa il forte legame affettivo e speciale che lega il Teatro San Carlo e quindi Napoli a Zubin Metha, direttore musicale onorario del Massimo napoletano, la cui presenza sul podio dello stesso, ha ancora una volta emozionato, confermando un successo per tutti, già annunciato. Infatti nelle due serate del 23 e 25 settembre scorso, il grande direttore indiano è salito sul podio per dirigere, in forma di concerto, il Fidelio di Beethoven, titolo che mancava al Massimo napoletano dal 2005, quando venne inaugurata la stagione 2004/2005 con la regia di Toni Servillo. methaUnico lavoro teatrale del “titano” della  musica, il Fidelio contiene nella struggente bellezza della sua musica, aggiunge Metha, un messaggio definitivo: la vittoria dello spirito sui soprusi terreni. Chiunque faccia musica con amore è un messaggero di pace. Con queste parole, il maestro ha voluto evidenziare questo messaggio di pace che Beethoven, con un lieto fine, esprime attraverso i personaggi che convergono in un forte ideale di libertà e amore coniugale. Protagonisti assoluti l’eccellente compagnia di cantanti formata dal soprano Anja Kampe (Leonore/Fidelio), dal tenore Peter Seiffert (Florestano) che hanno saputo esprimere al meglio le parti con potenza vocale e sonorità musicale all’altezza del loro talento, sfoggiando una bravura e varietà espressiva molto convincenti, e ancora  Samuel Youn (Don Fernando), Evgeny Niktin (Don Pizzarro), Wilhelm Schwinghammer (Rocco), Barbara Bargnesi (Marzelline), unica italiana del cast, e Paul Schweinester (Jaquino), altrettanto bravi e precisi nel ruoli contrastanti dei personaggi di questo Fidelio, intervallati dalla voce recitante di Sonia Bergamasco. methaGli fa eco l’Orchestra del San Carlo per la quale non si possono che esprimere giudizi più che lusinghieri, dove il grande lavoro di Metha, ha saputo evidenziarne quelle caratteristiche ben note al pubblico napoletano; i fraseggi “puliti” e precisi degli archi, le sonorità affabulanti dei legni, i difficili passaggi degli ottoni, fino ai decisi colpi dei timpani, tutti impegnati nel dare i giusti colori orchestrali alla difficile partitura di Beethoven, diretta tra l’altro, a memoria dal direttore. Ottimo anche il coro diretto dal bravo Marco Faelli, la cui vocalità ha convinto senza ombra di dubbio compresi i brevi interventi solistici del tenore Massimo Sirigu (Primo Prigioniero) e del baritono Giuseppe Scarico (Secondo Prigioniero), che hanno completano egregiamente il lavoro di tutto il cast corale, con un Zubin Metha visibilmente emozionato e soddisfatto. Un grande successo, quindi, per il teatro San Carlo, per la musica, per la cultura in generale, e soprattutto per Napoli, sancito dalle due magiche serate che hanno riempito letteralmente tutto il teatro, con ben 15 muniti di applausi finali, in un corale ringraziamento al quale gli artisti intervenuti non si sono sottratti, raccogliendo con entusiasmo l’affetto sincero di tutto il pubblico intervenuto.