Al Teatro Augusteo Giuseppe Zeno con “Il Sorpasso”. Intervista

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Al Teatro Augusteo Giuseppe Zeno con

Teatro Augusteo di Napoli programmazione. L’attore Giuseppe Zeno è protagonista della trasposizione teatrale della celebre pellicola “Il Sorpasso”.

Napoli– Partendo da uno dei più grandi capolavori della commedia italiana, il  film “Il Sorpasso” del 1962, diretto da Dino Risi, grazie all’adattamento di Micaela Miano per la regia di Guglielmo Ferro, è in scena al teatro Augusteo, l’attore Giuseppe Zeno che sarà protagonista della trasposizione teatrale della celebre pellicola che a cinquant’anni dalla sua uscita arriva in palcoscenico.  Considerato come il capolavoro del regista Risi ed uno degli affreschi cinematografici più rappresentativi dell’ Italia  del boom economico degli anni Sessanta, il film la cui sceneggiatura fu scritta dallo stesso Risi insieme con Ettore Scola e Ruggero Maccari, approda così in teatro presentando nei panni di Bruno, interpretato sul grande schermo dall’indimenticabile Vittorio Gassman, l’attore  Zeno. Con lui, in scena, nel ruolo del suo contraltare, Roberto, impersonato nel film dall’attore francese, Jean Louis Trintignant, il bravo Luca Di Giovanni ed ancora, Cristiana Vaccaro, al cinema Catherine Spaak, nel doppio ruolo della moglie di Bruno e della zia di Roberto. Fanno parte del cast anche Marco Prosperini, Simone Pieroni, Pietro Casella, Francesco Lattarulo e Marial Bajma Riva. Le musiche originali sono di Massimiliano Pace, le scenografie di Alessandro Chiti, i costumi di Françoise Raybaud.

Giuseppe Zeno, lei è nato a Napoli ed è vissuto tra Ercolano e Vibo Marina,  che ruolo ha avuto nella sua vita il mare rispetto alla passione per cinema e teatro?

Il mare ha avuto un ruolo fondamentale. Rappresenta un elemento che con la sua  sconfinatezza rispetto alla terra ferma, ti incute nell’animo tutta la sua imprevedibilità. Insieme a mio padre ho navigato tanto e considerando il mare, per quanto bello, come una fonte di sostentamento capace anche di farti male e di farti imprecare, ho capito tutte le differenze rispetto a chi lo vive per divertimento. A volte, sento dire: io amo il mare e quasi sempre, si tratta di un’dea del tutto diversa rispetto a quella di chi il mare lo deve vivere di notte e di giorno facendo i conti oltre che con la sua bellezza con la paura della profondità e del suo buio”.

Come ricorda il suo approccio con le scuole di teatro ed il suo andare contro a quanto dettato da suo padre e suo nonno che la volevano uomo di mare? 

“Ero destinato anche io, come spesso capita, al lavoro di mio padre, ma   cominciando a frequentare le scuole di recitazione ed avvicinandomi alla tradizione ed ai grandi classici, mi appassionai al Teatro. Grazie ad Eduardo conosciuto attraverso quella Tv della mia adoloscenza e grazie ai grandi sceneggiati, visti sempre attraverso il piccolo schermo, mi sono attaccato all’arte drammatica che da subito, per me, ha rappresentato una sorta di megafono per comunicare”.

Dal suo debutto in teatro  del 1997  con “Le Troiane” di Euripide ai primi successi televisivi cosa è cambiato in lei?

“E’ cambiato il senso della consapevolezza. Questo lavoro ti porta ad una crescita  che ti fa comprendere il tuo potenziale e capire le diverse forme di comunicazione alle quali ti puoi approcciare. Dalle Troiane a Il Sorpasso di oggi, ad esempio, ho preso visione di due culture diverse, imparando a controllare le espressioni capaci di portarti fuori dal personaggio e ad affrontare le indicazioni del regista”.

Parliamo del suo Bruno in questa versione teatrale del film Il sorpasso. Come sarà e quanto ha influito nelle sue scelte la figura di Vittorio Gassman?

“La figura di Gassman non può essere analizzata se non attraverso la sua spettacolare carriera in un momento storico in cui la parola attore era scritta con la “A” maiuscola. Gasmann possiede un curriculum inarrivabile, ecco perchè alla sua figura non ci si può minimamente accostare o paragonare. Tuttavia, oggi, i gusti del pubblico sono cambiati ed è evidente che non sarebbe possibile proporre in  teatro quella cifra interpretativa usata nel film dall’indimenticabile artista. Personalmente ho visto il film  tre volte, ma poi non l’ho mai più rivisto. E chiaro, infatti, che se si volesse portare in scena Gassman lo spettacolo finirebbe ancor prima di iniziare. Seguo la volontà del regista per un Bruno per certi versi più goliardico e nostalgico rispetto alla versione cinematografica e provo a  fare arrivare al pubblico con il teatro ciò che non arriva attraverso il cinema”.

Quale potrebbe essere il suo invito per gli spettatori napoletani?

“Il mio consiglio è quello di riscoprire un capolavoro della cinematografia in base a ciò che il teatro pù offrire e di assistere ad un divertente spettacolo, dinamico e certamente non statico. Uno spettacolo che scorre e  conquista la curiosità e che, sia pure qualche collega lo abbia definito un azzardo, porta in palcoscenico una delle più belle stagioni del nostro cinema”.