Al Monaldi un progetto per azzerare i trapianti di cornea

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Stop al cheratocono, il cross linking salva la vista: è l’innovativo progetto messo in campo dall’ospedale Monaldi di Napoli per azzerare i trapianti di cornea in Campania, frenare la migrazione sanitaria e bloccare l’aumento di casi di cecità collegati alla patologia.

di Antonella Amato – Il progetto e l’esperienza del Monaldi saranno al centro di un corso di formazione in programma oggi al Monaldi a cui partecipano i massimi esperti a livello nazionale.  Il Monaldi è stato il primo ospedale in Campania ed in tutto il Mezzogiorno  ad attivare, nel settembre 2007, un protocollo diagnostico-terapeutico standardizzato per la diagnosi e cura del cheratocono mediante la tecnica del cross-linking corneale che utilizza una vitamina (Riboflavina) che tramite un collirio o una semplice puntura rinforza la cornea sfiancata dalla malattia. Un programma 10 anni fa ideato e sperimentato al Monaldi da Alfredo Venosa, responsabile dell’unità operativa di “laserterapia del segmento anteriore” dell’occhio che intuì le possibilità terapeutiche rivoluzionarie della riboflavina. Tecnica che poi si è affermata in tutto il mondo e validata ufficialmente due anni orsono anche negli Usa. “In questi dieci anni – avverte Venosa – la nostra struttura è divenuta riferimento scientifico a livello nazionale sia per numero di casi trattati che di pazienti monitorati oltre che per aver creato il data-base più ampio (circa 1000 pazienti) con un percorso diagnostico terapeutico completo che va dalla diagnosi al monitoraggio a lungo termine”. L’ospedale di Colli è per questo stato riconosciuto, con delibera di giunta regionale già da alcuni anni, Centro di riferimento regionale per la diagnosi e cura del cheratocono e Venosa è attualmente medico certificatore regionale. Il Cheratocono è una malattia della cornea su base genetica (la più frequente delle malattie rare) che colpisce in Campania 1 su 450 nati. Il Cross-linking va a rinforzare la citoarchitettura della cornea stabilizzandone la struttura ed evitando così il completo sfiancamento tipico della malattia. Una terapia che consente, se si interviene in tempo, di evitare il trapianto e comunque capace di frenare la degenerazione in qualunque stadio. Fino a 10 anni or sono, allorquando il ministero della Salute ha autorizzato l’utilizzo clinico routinario del cross-linking corneale, per un paziente a cui fosse stato diagnosticato un cheratocono evolutivo, l’unica procedura chirurgica con la migliore possibilità di successo era il trapianto di cornea con il suo inevitabile corollario di problematiche anche  gravi (lunga  attesa per il reperimento di una cornea istocompatibile, rischi  gravi di rigetto, utilizzo massiccio di farmaci,ecc). “Oggi – spiega Venosa – sono in corso studi per migliorare la visione anche in occhi che hanno cornee fortemente compromesse e miopie non più correggibili con occhiali e lenti a contatto”.  L’incidenza del Cheratocono in Campania è tra le più alte d’Europa (1 su 450 abitanti) per circa 15 mila persone colpite in cui la patologia si svilupperà nel corso della vita. La base familiare e genetica della patologia richiede controlli anche per figli, nipoti e cugini. Una platea potenziale di malati che sfiora i 60-70 mila pazienti. “Oltre al Cheratocono primario – conclude Venosa – esiste anche un cheratocono secondario, conseguente a interventi di chirurgia refrattiva mal riusciti, causato da operazioni di correzione della miopia non andati a buon fine. Anche in questi casi il cross linking può essere utilizzato portando a circa 100 mila la platea dei potenziali pazienti da monitorare.

L’ultima frontiera? La possibilità di utilizzare nuove procedure mediche e chirurgiche capaci di ripristinare la visione corneale anche nei casi più avanzati dove attualmente solo il trapianto può funzionare. Tra le proposte inserite nel progetto “Stop cheratocono” la creazione di una rete tra tutte le strutture del territorio (pubbliche e private) che utilizzano il Cross-linking per azzerare del tutto le necessità di trapianto di cornea.