A Napoli la rassegna cinematografica “Donne Palestinesi Raccontano”

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Questa mattina, nell’antisala dei Baroni del Maschio Angioino di Napoli, l’Associazione École Cinéma ha presentato la rassegna “Donne Palestinesi Raccontano”, evento organizzato in collaborazione con Assopace Palestina, per dare voce alla diffusione del cinema documentario come strumento educativo. Un’immersione nella storia della Palestina attraverso i volti, i corpi e le voci di donne di diversa età, che si raccontano di fronte alla telecamera.

di Maria Sordino – Oggi presso il Maschio Angioino è stata presentata la rassegna cinematografica “Donne Palestinesi Raccontano”, una manifestazione che, alla presenza della regista Sahera Dirbas, filmaker di rilievo internazionale conosciuta per il suo impegno documentario e per il recupero della storia dei villaggi palestinesi distrutti nel 1948, ha fornito una preziosa testimonianza della condizione di vita, della storia e del coraggio che queste donne imprimono nel condurre la propria esistenza. È stato posto l’accento su aspetti come l’occupazione, la distruzione, la diaspora, ma anche le tradizioni, i canti, i profumi di quella terra lontana. Uno spaccato di vita che accomuna le donne palestinesi alle donne di qualunque parte del mondo, che lottano per esercitare la propria libertà, la propria autodeterminazione.

L’Assessora Daniela Villani, presente alla manifestazione, ha affermato: “La resilienza delle donne è l’espressione più forte del nostro istinto di sopravvivenza e molto spesso è proprio da loro che partono le iniziative di indipendenza e di ribellione pacifica“.

L’evento (che è stato accolto durante questo mese in tantissime città italiane) è stato fortemente voluto e importato a Napoli da Sabrina Innocenti, presidente dell’Associazione culturale École Cinéma, che ha trovato sostegno e contributo prezioso nella figura del consigliere comunale Luca Stoelcker e nelle Associazioni Donne in Nero, Stati Generali Delle Donne e nella Comunità di S.Egidio. Alla manifestazione sono intervenuti anche gli alunni del Liceo Classico Umberto I di Napoli e dell’Istituto Francesco Saverio Nitti di Bagnoli.

Nel corso della giornata sono stati proiettati 5 cortometraggi prodotti dalla Sahera Production: “Se Asmaa avesse parlato” di Yafa Atef – 24 min

Una ragazzina di 16 anni viene arrestata e subisce estenuanti interrogatori nel carcere israeliano. Non si sa cosa abbia potuto confessare o che tipo di pressioni abbia subìto. Quando viene rilasciata è profondamente sconvolta e poco dopo si uccide, portando con sé il suo segreto.

“La collana di gelsomino” di Qamar Shabaroo – 34 min

Una donna di una famiglia benestante ricorda la vita, le usanze e le tradizioni palestinesi dei tempi anteriori al 1948. Un racconto tra il nostalgico e il rassegnato sui piaceri del bagno turco, sui matrimoni, i parti, i raffinati profumi di collane al gelsomino e poi quei cerimoniosi ricevimenti tra donne chiamati Istiqbal.

“Un secchio d’acqua” di Rebeeha Allan – 28 min

Khadeja ha 96 anni e vive in un campo profughi. Ripercorre tutta la sua vita, sul filo dei ricordi legati alla costante penuria di acqua. Da quando, sposa 15enne, aveva acqua in abbondanza vicino a casa, alle distruzioni e uccisioni nel suo villaggio all’arrivo degli israeliani, alla fuga affannosa fino all’approdo nel campo UNRWA, alle interminabili ma piacevoli file davanti alle fontane, al penoso scavo di latrine e sorgenti all’interno stesso del campo.

“Il segreto della donna pastora” di Basma Swaity – 19 min.

Una dura vita spesa pascolando le pecore, accudendo la casa e allevando i figli. Le restrizioni al pascolo causate dal Muro si intrecciano con le terribili vicende personali: uccide un figlio lattante in un accesso d’ira e di stanchezza, ha un altro figlio imprigionato e poi ucciso dagli israeliani. Ma quest’ultimo figlio muore da eroe.

“L’impronta di Suzan” di Shams Gareeb e Zakeih Jabda – 17 min

Suzan è un’anziana educatrice che ha speso la sua vita a organizzare scuole e orfanotrofi in Cisgiordania. Il suo racconto comincia da quando, ancora fanciulla, piangeva sapendo che la sua maestra era stata costretta dai Sionisti a camminare a piedi nudi da Ramla a Gerusalemme. Poi si diploma, mette su famiglia e comincia la sua attività tesa a raccogliere fondi per costruire scuole e istituti per minori. La sua visita a una di queste scuole è accolta con grande commozione.

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